Cantiere ex Varesine, il Tar demolisce la «città degli operai»

Un abuso edilizio in grande stile, millequattrocento metri quadri di cemento armato sorti su un area comunale senza alcun tipo di licenza: per questo il Tar della Lombardia apre la strada alla demolizione del «villaggio di cantiere» ai margini dell’area di Garibaldi-Repubblica dove Hines Italia sta facendo sorgere la selva di palazzi e grattacieli che ha cambiato radicalmente lo skyline della città. In silenzio, nei mesi scorsi, si è combattuto un braccio di ferro tra il Comune e i proprietari dell’area, accusati da Palazzo Marino di avere violato gli accordi presi con l'amministrazione comunale. Ora il Tar dà ragione in pieno al Comune. E Hines dovrà adesso trovare una soluzione alternativa per ospitare operai, tecnici, uffici che lavorano al gigantesco cantiere.
Al centro dello scontro c’è un terreno di circa 14mila metri quadri di via Melchiorre Gioia, di proprietà del Comune, a ridosso dell’area di viale della Liberazione su cui sta sorgendo questa piccola Manhattan meneghina. In futuro, quando i lavori saranno finiti, su questo terreno sorgerà un giardino pubblico. Ma nel frattempo è stato dato in affitto ad Hines perché vi ospitasse il «villaggio di cantiere»: baracche per gli operai, centrale di betonaggio, parcheggi, uffici. Tutti impianti provvisori, prefabbricati destinati ad essere montati e smontati come in tutti i cantieri del mondo.
Invece qualcosa è andato storto. Il tecnico comunale inviato a compiere un sopralluogo nel cantiere ha stilato una relazione quasi inorridita, sostenendo che invece dei prefabbricati era sorto un «fabbricato in cemento armato di un piano fuori terra su un’area di proprietà comunale». Il Comune ha reagito ordinando l’immediata demolizione di quello che considera un manufatto incompatibile sia con il contratto di affitto dell’area sia con il piano regolatore: al quale, non avendo assolutamente nulla di precario, il «villaggio di cantiere» dovrebbe sottostare.
A quel punto Hines si è rivolta al Tar, ed in prima battuta ha ottenuto che i giudici amministrativi congelassero l’ordinanza di demolizione. Era sembrato un segnale positivo. Ma poco prima di Natale si è tenuta la nuova udienza. E ora il Tar sposa in pieno la linea del Comune: «come evidenziano le foto dimesse in giudizio, consiste in una imponente costruzione di cemento armato di consistenza tale (mq 693 di superficie coperta per ciascuno dei due piani) da incidere sull’assetto del territorio determinando una evidente trasformazione edilizia e urbanistica dell’area in precedenza libera». «Il tipo di costruzione di cantiere realizzato in cemento armato e poggiato su una piattaforma di calcestruzzo necessariamente fissa al suolo, ancorchè qualificata funzionalmente precaria, avrebbe comunque richiesto il rilascio di un titolo edilizio giustificato dalla natura dell’intervento e dall’impatto urbanistico nonchè dalla verifica in ordine alla sicurezza e alla agibilità della struttura in quanto comunque destinata per un periodo certamente non breve all’utilizzo per fini residenziali di progettisti e maestranze». «Una cosa è un gruppo di prefabbricati realizzati con l’uso di materiale e tecniche costruttive leggere e rimovibili con operazione di semplice smontaggio e altra cosa è una struttura che potrà essere rimossa solo mediante un intervento demolitorio».