Il cantiere trasformato in moschea

I magrebini vivono nel cantiere di Punta Vagno. Gli albanesi in un deposito attrezzi nei giardini Govi. A segnare il territorio dei nordafricani sventola una bandiera italiana. Ma gli occupanti sono di ben altra nazionalità. A vederli entrare e uscire dalla loro «casa» sembrano piuttosto marocchini o tunisini. E di notte, per corso Italia, riecheggia la litania ininterrotta (azan), di uno di loro che funge da muezzin che squarcia la notte del lungomare genovese.
In fondo alla scalinata che da corso Italia porta alla spiaggetta libera sottostante i giardini Govi dalla scorsa estate è aperto un cantiere. Nessuno sa che cosa stiano facendo. Ma ruspe, cumuli di sabbia e reti di protezione per attrezzi stanno creando davvero grossi problemi. In primis la presenza di «senza tetto» che si sono inseriti in questa parte di cantiere, coperti e protetti da una rete fitta fitta di colore verde che li tiene lontani dagli occhi indiscreti. Ma all'interno del recinto c'è veramente di tutto. Tavolini da giardino con sedie, tinozze con vestiti da lavare, un fornelletto, piatti e pentole. Se i «residenti» sono in «casa», oltre a sentire parlare, spesso senti anche la musica, li senti cantare. Soprattutto alla sera. Di giorno spesso non ci sono. Il loro «recinto» rimane vuoto. Ma quando calano le tenebre le persone incominciano ad avere paura. Tantissimi ragazzi che frequentano i locali notturni all'inizio di corso Marconi e corso Italia, infatti, usano il cantiere come parcheggio. Ma non lo fanno a cuor leggero. A parte la paura di vedersi uscire extracomunitari all'improvviso dal cantiere, c’è anche quella di vedersi sbarrare la strada da ubriachi. Non si sa mai quali intenzioni abbiano. Inoltre, la recinzione verde preclude dal parcheggio la vista della scalinata, formando un dedalo per molti pericoloso da percorrere. Molte auto, infatti, di sera si parcheggiano lì, impedendo alle persone di passare. A volte sono lasciate incustodite. Qualcuno si è trovato le gomme dell'auto sgonfie o tagliate, altri gli specchietti divelti. Quasi tutti bottiglie appoggiate sui cofani o sui tetti delle autovetture.