Cantieri anticipati per battere la crisi

Le autostrade sono pronte ad anticipare gli investimenti in programma per i prossimi anni per contribuire all’impegno del Paese contro la crisi economica. «Il piano di accelerazione nell’apertura dei cantieri sarà presentato al governo nelle prossime settimane», ha detto Fabrizio Palenzona, presidente delle associazioni delle concessionarie di autostrade italiane (Aiscat) ed europee (Asecap). Per cominciare, «già nel 2009 possono essere aperti cantieri in programma per il 2010», dato che «i capitali ci sono: le concessionarie lavorano con mezzi propri». I numeri, però, non ci sono ancora: Palenzona anticipa solo che saranno «molto signifcativi» e rimanda per ulteriori dettagli al piano anti-crisi che sarà presto sul tavolo del governo. «Stiamo preparando un dossier con tutta la documentazione, molto dettagliato - spiega il presidente di Aiscat e Asecap -: indicheremo ai ministri delle Infrastrutture e dell’Economia quali investimenti si possono anticipare. Il nostro comparto può imprimere un’accelerazione ai lavori già assentiti, cioè quelli già approvati nelle convenzioni». Un fatto è certo: non ci saranno richieste al governo perché le società del settore hanno ottenuto «quello che chiedevano: una certezza di regole e diritti e la possibilità di eseguire i lavori secondo la normativa europea». Si è chiuso dunque definitivamente il contenzioso che ha contrapposto per molto tempo le concessionarie autostradali e il governo precedente, all’epoca del ministro Antonio Di Pietro, «padre» della contestata riforma delle concessioni.
Le autostrade puntano solo a qualche ritocco «per rendere più efficace la realizzazione delle opere», ma «senza più alcuna recriminazione». Caso mai, ci vorrebbe un po’ più di concertazione, sostiene Palenzona: «Sarebbe stupido non avere un processo condiviso, serve un sistema di coinvolgimento locale che dia a tutti la possibilità di esprimersi, ma i tempi devono essere ragionevoli e contigentati. Ed a valle di questo processo ci vuole qualcuno che decida. Un’autorità che possa avviare le opere, come i prefetti in Francia». Il motivo è chiaro: «Se i lavori approvati li avessimo attivati già due anni fa - insiste Palenzona - sarebbe stato più facile l’accesso ai capitali» in una situazione economica migliore.