«Canto il Barbiere ma sogno Gaber»

(...) Canto, invece che un'aria come al solito, tre arie. Sto migliorando. Due del "Barbiere" e una del "Don Giovanni", quella del "Catalogo"».
Siete in costume o in borghese?
«Sono solo io. In costume. E accompagnato dall'Orchestra dei Pomeriggi Musicali».
Ma con il tema della Milanesiana che cosa c'entra?
«Il tema non sono i quattro elementi? Ecco, io mi occupo di aria».
Bel collegamento.
«È molto sottile. E non è neanche una mia idea. È della Sgarbi.
Dovessi inventarti una tua cosa cultural-musicale e interdisciplinare per Milano, che faresti?
«Riprenderei in mano tutto il repertorio milanese, da Jannacci-Gaber andando indietro ai Gufi e ancora più indietro a Carlo Porta. Se ne parla tanto ma si esegue e si ascolta poco. Ti sei mai chiesta che città è Milano?»
Dimmelo tu.
«Una città che perde la sua identità. Io ci sono nato e ci abito e questa cosa mi rattrista molto».
Con il dialetto e le canzoni si può recuperare?
«Un rinforzo al recupero della tradizione mi è stato dato da Gualtiero Marchesi che ha riperto il Biffi Scala. Insieme abbiamo cantato la "Gagarella del Biffi Scala", che lui fa ascoltare ai suoi clienti e poi ripropone i piatti tipici: risotto, cotoletta, rusteghìn. Dove puoi andare la sera a Milano ad assaggiare i piatti milanesi fatti bene, con questa corsa alla cucina fusion, giapponese, thailandese? La Lega mi stupisce: parla tanto di ripescare il patrimonio, poi io non vedo niente. Vedo sempre i Celti».
Al tuo "festival della canzone milanese" chi inviteresti?
«Tanti grandi artisti dell vecchia guardia, giovani nessuno. Non mi sembra che Milano negli ultimi dieci anni abbia partorito qualche artista, a confronto con gli anni Sessanta, Settanta, quando era un pentolone ribollente dove accadeva un miliardo di cose. Oggi ribolle di attività di happy hour ad altissimi livelli. Che partorisce solo gente ubriaca».
E che ne pensi dei cantieri che tentano un "rinascimento" di Milano: le torri, Garibaldi e via così?
«Non mi vanno per niente. È stata imboccata da tempo la strada più sbagliata. E non solo non si torna indietro, ma si va avanti a velocità altissima e infrangendo i limiti. Tanto per fare un paragone automobilistico».
Per il 2015 che cosa vorresti?
«La sostituzione degli attuali amministratori con gente che abbia idee da ventunesimo secolo. La probabilità che accada è pari a zero, vista la completa sonnolenza della cittadinanza tutta, per inciso costituita per una buona parte da over sessantenni. Che ideali possono avere gli over sessantenni se non l'arresto dei graffitari?»
Ma queste cose le dici anche al pubblico durante i tuoi spettacoli?
«Ma no. Se al pubblico dici queste cose vieni etichettato come un noioso rompipalle. Preferisco passare per un allegrone».
Qualche sera fa alla Milanesiana il pubblico dei Jethro Tull si è scontrato a insulti con quello di Nobel e scrittori. Rock e letteratura sono incompatibili?
«Si è trattato di maleducazione, non di cultura. E poi, dato che a Milano non accade niente, meglio i Jethro Tull preceduti da roba che annoia piuttosto che niente. Che è quello che sarebbe accaduto se non ci fosse stata la Sgarbi».