Il canto delicato di Lisa Gerrard

Etereo e misterioso. Atmosferico e impalpabile. Questi i tratti salienti del sound arcaico ed oscuro dei Dead Can Dance, il duo australiano, amatissimo dal popolo dark, che negli anni Ottanta ha saputo abbinare a un cantato ipnotico e ultraterreno musiche che attingevano ai tempi e ai luoghi più disparati: il medioevo e la cultura degli indiani d'America e degli aborigeni, il barocco europeo, il Medio Oriente e l'Africa. L'epopea dei Dead Can Dance rivive ora nel «best of» uscito da poco a nome della 46enne cantante-polistrumentista Lisa Gerrard, la metà femminile del gruppo (quella maschile era rappresentata da Brendan Perry). Nell'antologia, che dopo la bellezza di 24 anni chiude un rapporto simbiotico, all'apparenza inscindibile, con l'etichetta inglese 4AD, trovano spazio, oltre ai classici selezionati dalla vecchia band - riuscito esempio di come si possa essere equidistanti tanto dalla retorica del rock quanto dalle sterili elucubrazioni dell'avanguardia -, anche tutta una serie di estratti della produzione solista dell'australiana che, tra l'altro, negli ultimi anni ha prestato alcune delle sue inafferrabili composizioni a film di successo (a cominciare da «Il gladiatore» di Ridley Scott e «The insider» di Michael Mann), spesso riprese da spot tv. Domani (ore 21) la Gerrard sarà in Conservatorio per un concerto tra passato e presente e nel segno dell'intimismo spinto (ingresso da 25 a 55 euro).
«Spero di riuscire a creare un flusso di pensiero positivo» promette.