«Canto con Fresu, mi ricorda Chet Baker»

Nella sua voce c’è ancora passione ed emozione; per questo canta ancora senza nascondersi (Mina) né fare doppio o triplo lavoro (Zanicchi). Lei è semplicemente Ornella Vanoni, diva moderna e al tempo stesso d’altri tempi, che ieri è partita per un tour di 50 date insieme al trombettista jazz Paolo Fresu (stasera sono a Grosseto). «Ornella è come un profumo» dice Jovanotti; «è la cantante più soul italiana, quando dorme russa soul», la omaggia Dalla, ma lei nella sua multiforme carriera ha anche il vero jazz nel cuore, e lo dimostra la sua versione di My Funny Valentine.
Perché il tour con Paolo Fresu?
«È l’unico artista con cui riesco ancora ad emozionarmi, quando canto con lui mi fa battere il cuore, e poi mi aiuta a superare un vecchio rimpianto».
Quale?
«Non sono mai riuscita a cantare nemmeno un brano con Chet Baker. Stava sempre male ed era sempre preda dell’eroina, organizzavamo incisioni che non si concretizzavano. Con Fresu sento lo stesso stimolo creativo».
Cosa la sconvolge così tanto in lui?
«È un artista completo che merita maggior riconoscimento; è più noto all’estero che da noi per questo voglio festeggiare con 50 concerti i suoi 50 anni. Lo ricordo qui in Sardegna, a Berchidda, vestito male, coi capelli che sembravano tagliati con l’accetta. Ora invece ha anche uno stile estetico, è carino e con Enrico Rava e pochi altri è un artista di levatura internazionale».
Come sarà lo spettacolo?
«Tutto è partito dai concerti jazz al Blue Note di Milano e dall’omonimo disco. Ma ora siamo d’estate e suoniamo all’aperto o nelle piazze. Ci saranno nuovi arrnagiamenti di brani recenti e di classici come L’appuntamento Domani è un altro giorno, La voglia la pazzia, Io che amo solo te e tanto spazio per Fresu».
Sarà anche al Festival Gaber.
«Il 24 luglio saremo nel cast del Festival teatro canzone Giorgio Gaber. Non potevo mancare all’omaggio ad uno degli artisti che meglio hanno rappresentato l’impegno e il sociale in Italia e nella mia Milano».
Cos’è il concerto per lei?
«Sono nata per cantare, anche se ho fatto pure l’attrice, ma il concerto è un grande momento di incontro per farsi amare, si fa in due come l’amore anche se per fortuna il mio pubblico è molto più ampio. Un momento importante, un rito ma ora siamo in estate e lo show è più divertente. Sul palco sto come a casa, mi passa qualunque problema. Il vero problema sarà andare su e giù per l’Italia con il traffico».
Tra le decine di artisti con cui ha lavorato quali l’hanno influenzata di più?
«Difficile dirlo sono tanti, troppi ed ognuno ha una sua caratteristica. Parlare del mio rapporto anche sentimentale con Strehler sarebbe banale; lui mi ha insegnato ad essere una vera artista popolare e al tempo stesso intellettuale. Dopo ho incontrato Gino Paoli con cui ancora adesso faccio tournée e duetti».
Non è un uomo troppo burbero Paoli?
«Piuttosto è chiuso, difende i suoi sentimenti ma oggi è cambiato anche lui. Comunque siamo molto legati».
Negli album e nelle canzoni parla sempre molto bene dei maschi; cosa invidia loro?
«Sono spontanei, mi piace la parte dolce dell’uomo, quello che sa tirare fuori i sentimenti e non ha paura di mostrarsi debole».
Così si esalta la sua femminilità e il suo stile?
«Io sono sempre la stessa nela vita e sul palco».