«Canto l’impegno degli anni Settanta»

«Ebbene sì, lo ammetto: mi sono ispirato a "Fleur". Con quel progetto Battiato ha saputo mettere molta della sua personalità dentro canzoni non sue, anche molto eterogenee tra loro, ed io, umilmente, ho provato ad emularlo». Luca Carboni, classe 1962 (stasera in data unica allo Smeraldo) è tornato a far sentire la sua inconfondibile voce con un disco inaspettato, «Musiche ribelli», omaggio con stile «ai grandi cantautori degli Anni Settanta che hanno insegnato e comunicato la forza e la potenza delle parole nella canzone».
«Stavo lavorando a un nuovo album (l'uscita è prevista per la fine dell'anno, ndr), quando mi è venuta l'idea di mettermi alla prova con un percorso creativo per me inedito: interpretare i brani che i miei fratelli più grandi ascoltavano allo stereo quando ero bambino in modo da farli miei, senza che questo fosse in contraddizione con la "mia storia". Brani attenti ai contenuti, inseriti in un meccanismo culturale e che facevano pensare, eppure di grande appeal commerciale, che mi hanno fatto venire voglia di diventare quello che sono», argomenta il ritrovato autore bolognese, tra i pochissimi esempi di cantautorato emersi durante gli Anni Ottanta. Il quale, universalmente noto per la sua vena poetica tendenzialmente malinconica e a tinte pastello, spiazzando forse un po', nella selezione di cover ha privilegiato l'impegno all'amore. Da qui lo stop temporaneo alle canzoni originali e il via alla rilettura anche di autentici inni generazionali quali "Musica ribelle" di Eugenio Finardi o "L'avvelenata" di Francesco Guccini: «Dal remake (per altro decisamente contemporaneo nei suoni e agli arrangiamenti ndr) sono emerse canzoni che, pur in un contesto politico e sociale completamente differente, dimostrano di aver mantenuto intatte forza e attualità». Come «Ho visto anche degli zingari felici», la cover del concittadino Claudio Lolli scelta come primo singolo e cantata in duetto con l'ex Tiromancino Riccardo Sinigallia, coproduttore del disco e presente nel tour teatrale di Carboni la cui prima parte si conclude questa sera appunto al Teatro Smeraldo (ore 21, ingresso: 35/20 euro) «Riccardo è un collega di una generazione successiva alla mia di cui sono grande fan che ha condiviso con me sensibilità e approccio verso i cantautori del passato. Per questo mi fa piacere che abbia accettato di suonare con me e il mio gruppo anche nello show dal vivo, nel quale ci sarà naturalmente spazio anche per i cavalli di battaglia del mio repertorio», racconta Carboni, 25 anni al servizio della musica («...E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film», l'esordio discografico coprodotto da Gaetano Curreri degli Stadio e a cui collaborarono Lucio Dalla e Ron, risale al gennaio 1984) e un amore mai nascosto per Milano. «Quando ero giovanissimo appena potevo salivo qui per assistere ai concerti al Rolling Stone e, poi, già che ero in zona, tiravo l'alba al mitico Plastic», confida l'autore di hit gettonatissime quali «Silvia lo sai», «Fisico bestiale» e «Farfallina».
«E Proprio mentre suonavo "Farfallina" ad un "Festival dell'Unità" di 22 anni fa ebbi la sensazione di aver raggiunto il successo. Attaccai il pezzo e si accesero in contemporanea oltre 7 mila accendini...».