«Canto l’universo maschile perché lo invidio»

«Ho appena fatto il concerto d’anteprima del nuovo tour e sono a pezzi, vorrei esser portata via in barella. Ho una voce, oggi che vanno di moda i trans... ». Scherza Ornella Vanoni, che si ributta nella mischia con la classe che la contraddistingue, incidendo l’elegante album Più di te (in cui canta brani maschili di Dalla, Antonacci, Zucchero, duettando con lo stesso Dalla, con Morandi, Bersani, Pino Daniele e con grandi sessionmen come Paolo Fresu alla tromba) e aprendo la sua tournée con quattro concerti al Blue Note, da martedì a venerdì.
Un avvio di tournée in un jazz club prestigioso e proprio nella sua Milano.
«Sono contenta ed emozionata. Il jazz è nelle mie radici e non è detto che in futuro non mi avvicini ancora a questo stile, magari celebrando alcuni grandi jazzmen. È un locale che ha le dimensioni giuste per questo tipo di concerti e per questa band che mi accompagna con un suono che mi piace molto».
Quindi niente stanchezza e barella...
«Scherzo, però ho un problema alla gola, che grazie a Dio gestisco molto bene, ma il mio medico mi ha raccomandato: “Non sforzarti troppo. Fai due concerti poi fèrmati un paio di giorni e continua così”; infatti io ho seguito il suo consiglio e canterò quattro sere filate, ma come dire no a una cosa del genere? Sarebbe come sputare nel piatto in cui si mangia».
La sua Milano com’è oggi?
«Non so, la amo come sempre ma non la capisco, sempre più caotica. Una città stancante che risente del preoccupante clima politico internazionale».
Quali sono gli anni milanesi che ricorda con più nostalgia?
«Quelli dolcissimi del Piccolo Teatro, con un gran fervore creativo, artistico e umano».
Il segreto della sua longevità artistica?
«Si fa questo mestiere solo se si ha grande passione. La passione è l’unica giustificazione del nostro passaggio sulla terra; mettere tutto ciò in cui crediamo».
Quindi, se lei dovesse definirsi?
«Sono un’appassionata della musica, del canto, del bello, delle persone che mi vogliono bene».
Ha descritto il nuovo cd un album maschile.
«Canto l’universo maschile perché da un certo punto di vista lo invidio. Infatti non ho modificato i testi, li ho lasciati al maschile perché le emozioni sono le stesse, non c’è nessuna differenza nei sentimenti nel modo in cui le canto io e le interpretano loro».
Cosa invidia dei maschi?
«Sono spontanei. L’altra sera al concerto in prima fila c’era Mario Lavezzi che ascoltandomi s’è commosso. È la parte dolce dell’uomo che mi piace, quell’uomo che sa tirare fuori i sentimenti e non ha paura di mostrarsi debole. Poi in chiusura del disco ho messo I maschi di Gianna Nannini, che ha un testo estremamente significativo per chiudere il disco».
Così si esalta la sua femminilità e il suo stile.
«Io non cambio. Sperimento ma sono la stessa sul palco e nella vita».
La musica italiana è in crisi.
«Si pubblicano troppi dischi per il nostro mercato, giocoforza si deve puntare sulla qualità. Noi italiani comunque abbiamo due vizi: ci buttiamo a capofitto sui nuovi stili quando stanno già passando di moda e poi riempiamo i brani di musica, mentre io amo anche gli spazi vuoti, il silenzio. Bisogna anche sottolineare che sulla musica c’è un’Iva troppo alta, come per il profumo. Non la considerano cultura. I libri ad esempio, anche quelli orribili hanno un’Iva molto più bassa».
I talent show potrebbero aiutare a trovare nuove star.
«Sì. Non tutti i ragazzi che partecipano possono diventare bravi solisti; ma quelli di Amici che sanno fare tante cose potrebbero partecipare a musical o ad altri progetti corali».
Lei non è tentata dalla tv?
«Certo, sto lavorando a un progetto con Bibi Ballandi di cui non anticipo niente ma, se capitasse l’occasione buona, sono pronta».