Il canto di Penati

Poco meno di due anni fa, Filippo Penati e la sinistra espugnavano la Provincia di Milano. Con numeri abbastanza sonanti. A vederli lì, schierati nell'aula consiliare di Palazzo Isimbardi, sembravano invincibili. Il nocciolo duro di sestesi importato dalla Stalingrado d'Italia, la pletora di sindaci ed ex sindaci della cintura rossa a occupare i banchi di giunta e consiglio. Oggi, la corazzata Penati appare fragile. Sarà stata la disinvoltura di alcune operazioni finanziarie (268 milioni di euro bruciati per impossessarsi della Serravalle, non si sa per farne che cosa); l'aumento indiscriminato delle tasse (l'Ipt sestuplicata); alcune gaglioffate, tipo l'affitto «di mercato» imposto ad associazioni di volontariato come i cani guida dei Lions o la cooperativa Yabbock; lo stesso personale della Provincia, che lo aveva votato in massa, avvilito dalla pletora di consulenze e magari dalla spocchia altezzosa di qualche nuovo potente; le regole violate o piegate, per dribblare il Consiglio, per restare ancorati a qualche Presidenza, per fare qualche nomina su cui forse la Corte dei conti potrebbe avere un giorno qualcosa da dire. E, diciamocelo, un'opposizione che non ne ha fatta passare una, in aula e fuori.
I numeri, impietosamente, registrano che i consensi se ne vanno. Regionali e politiche confermano una Casa delle Libertà ben al di sopra del 50%, anche senza la roccaforte di Monza e Brianza. Alle ultime amministrative, neppure una bandierina azzurra è stata ammainata sui comuni al voto, e anzi ne sono state innalzate un paio in più.
Dunque, è il caso di rimboccarsi le maniche. Primo, con un avviso a una nuova navigante. Letizia Moratti, attenta. I rapporti istituzionali tra Palazzo Marino e Palazzo Isimbardi devono essere corretti, ci mancherebbe. Ma guai ad ascoltare il canto delle sirene di Filippo Penati. Chieda a Gabriele Albertini per dettagliate informazioni. Se, come sembra, il neosindaco intende giustamente lavorare pensando a una Milano metropolitana, che se ne esca dai confini e che lavori col territorio provinciale, ciò impone di dialogare con Penati, ma suggerisce che il dialogo sia sempre armato.
Secondo, occorre che i gruppi consiliari della Casa delle Libertà di Provincia e Comune lavorino insieme meno episodicamente che nel passato. Stabilendo, magari, appuntamenti su temi comuni e un flusso costante di informazioni.
Terzo, occorre crederci. Vincere, tra tre anni, è possibile. A patto di mantenersi compatti e di sapere che ogni comune espugnato è un passo avanti. Per i maldipancia e le antipatie personali troppo di casa nelle cittadine e nei paesi della Provincia, c'è il Malox.
*Vicecapogruppo di Forza Italia in Provincia