Caos in Centrale, risse e assalto ai treni

«È inaccettabile che il blocco della rete ferroviaria regionale, effettuato da Rfi nella notte, sia stato deciso senza consultare prima la Regione Lombardia. Dovevano sentire il nostro parere, si potevano scegliere soluzioni alternative». Quando gli comunicano che la circolazione dei treni della rete intorno a Milano era stata interrotta per alcune ore a causa del ghiaccio, Roberto Formigoni perde la pazienza e protesta con l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Gli fa da eco l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo: «La decisione di Rfi ci ha creato non poche difficoltà». E ci è voluta la «sfuriata» del Pirellone perché il servizio dei treni venisse riattivato. L’odissea di migliaia di anime era cominciata alle prime ore del mattino di ieri, quando un improvviso abbassamento delle temperature aveva provocato la rottura delle linee aeree elettriche con blocchi e manicotti di ghiaccio che hanno impedito ai pantografi di captare l’energia. E quindi di far viaggiare i treni, almeno fino alle 9 e con gravissime ripercussioni per tutta la giornata. Con la stazione Centrale che in poco tempo si è trasformata in un suk e gli agenti della Polfer costretti a intervenire per impedire la rissa tra i viaggiatori. Che dopo aver aspettato 340 minuti, hanno deciso di assaltare la carrozza dell’Eurocity per Lecce, forzando le porte pur di riuscire a salire e conquistarsi un predellino per appoggiare i pacchi delle feste.
Non c’erano nemmeno i tabelloni a segnalare le variazioni sugli arrivi e le partenze, ci si è messo pure un guasto ai pannelli luminosi a rendere ancora più complicata questa antivigilia. Impossibile riuscire ad avere altre informazioni se non attraverso la voce dell’altoparlante da ascoltare lì al freddo sulle banchine. «Perché qui, nella Stazione Centrale appena rifatta, non ci sono nemmeno le sale d’attesa», sbottano i passeggeri. Il solo rifugio è una hall riservata ai soci dell’Alta Velocità che fortunatamente le Ferrovie hanno deciso di aprire a tutti già dalla mattina. «Se io fossi uno dei capi delle Fs, rassegnerei le dimissioni. Ammetterei di non essere capace di fare il mio dovere. Non possono trattare l’Italia così». Bruno sta aspettando da ore il treno per Venezia. Quando si è avvicinato al banco delle informazioni, non gli hanno nemmeno saputo dire se i convogli arriveranno o meno. «E poi si lamentano che non ci sono stranieri. Meglio così, dobbiamo solo vergognarci di vivere in un Paese del terzo mondo».
Fuori, sui led luminosi, scorrono i numeri dei ritardi: il treno per Lecce ne ha 250, quello per Reggio Calabria 210 mentre altre corse scompaiono dal tabellone senza nessun preavviso. Per fortuna ci sono i volontari della Protezione civile che servono bevande calde e acqua per alleviare il gelo qui sulle banchine che a ogni ora che passa diventa sempre più pungente. «Posso capire il primo giorno, quando ha nevicato, ma adesso proprio no. Qualsiasi lavoratore, dopo tre giorni che non risolve un problema, viene licenziato. Qui invece pensano solo ad aumentarsi lo stipendio. Manca il rispetto per le persone». La signora Ada sarebbe dovuta andare a Foggia a Natale. Per passare le feste insieme a sua madre: «Sa, ha 90 anni, oggi c’è e domani non si sa». Guarda l’orologio, sono cinque ore che aspetta. «E non so nemmeno se riuscirà a partire».