Caos derivati, a processo il figlio di Bassolino

MilanoLa Procura di Milano prepara per quattro grandi banche un processo destinato a fare scuola: il primo processo in cui sul banco degli imputati siederà assieme a manager e aziende anche l’intera stagione della «finanza creativa», quando invece che semplici finanziamenti le banche iniziarono a piazzare sul mercato quei prodotti - tanto complicati quanto rischiosi - che portano il nome di «derivati».
Erano forme di finanziamento legate a variabili tanto cervellotiche da diventare semplicemente incalcolabili. E divenute spesso e volentieri delle trappole per chi accettava di entrare nel gioco. Incredibilmente, nel gorgo dei derivati assieme a tanti, sprovveduti piccoli risparmiatori sono caduti anche enti pubblici, Comuni, Province, che si sono ritrovati con le casse dissanguate.
Ieri il procuratore aggiunto Afredo Robledo firma l’atto iniziale del primo processo per quella disinvolta stagione: ufficialmente chiusa dalla norma che oggi sottopone accordi di finanziamento anomali al vaglio preventivo della Corte dei Conti. Robledo chiede il rinvio a giudizio per truffa aggravata di undici manager, di quattro banche e di due dirigenti del Comune di Milano. Ognuno per la sua parte, sostiene la Procura, hanno depredato le casse di Palazzo Marino di oltre cento milioni di euro, grazie alla serie di emissioni obbligazionarie che il Comune venne convinto a firmare a partire dal 2005 per ristrutturare il debito comunale. Per ben quattro volte, nel giugno 2005, il consorzio delle quattro banche (tutte straniere: Ubs, Deutsche, Jp Morgan e Depfa) rassicurò i vertici del Comune. Il «pacchetto» che vi offriamo - dissero in sostanza - è molto più conveniente di una normale rinegoziazione dei mutui già aperti. La conseguenze furono disastrose.
Come fu possibile che nessuno si rendesse conto dell’azzardo nascosto nell’offerta delle quattro banche? Il capo di imputazione stilato da Robledo ha parole severe per i funzionari pubblici che avrebbero dovuto controllare i veri contenuti dell’avance: e cioè Mauro Mauri, componente della commissione comunale destinata a vagliare le proposte, e soprattutto Giorgio Porta, già direttore generale del Comune di Milano e uomo di fiducia del sindaco dell’epoca, Gabriele Albertini. A Porta la Procura contesta addirittura un ruolo di regista della truffa, è lui che avrebbe «organizzato, controllato e coordinato l’operazione finanziaria».
Mauri invece avrebbe «omettendo ogni verifica, confermato le indicazioni provenienti dalle banche nonché confermato la convenienza della struttura proposta dalle banche». Insieme, la coppia Porta-Mauri «inducevano dapprima in errore il consiglio comunale di Milano e quindi la Giunta comunale», convincendola a firmare il «collar a tasso variabile» destinato a strozzare le casse municipali.
Per le banche il colpo è duro, ma non inatteso. Nel luglio scorso, quando Robledo aveva annunciato la fine delle indagini, solo tre banchieri - Alessandro Foti di Ubs e Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini di Jp Morgan - avevano chiesto di essere interrogati per fornire le loro spiegazioni, poi però ci avevano ripensato. E così per tutti e undici i manager la Procura ora vuole il processo: tra di loro c’è anche un funzionario di Ubs dal nome famoso, ed è Gaetano Bassolino, figlio del governatore della Campania. Bassolino junior, assieme ai suoi colleghi delle altre banche, risulta il firmatario delle lettere indirizzate al Comune «con le quali espressamente si confermava la convenienza economica per l’ente pubblico alla conclusione dell’operazione».
In serata, due delle banche coinvolte rivendicano l’operato proprio e dei propri funzionari: «Sono operazioni che non hanno implicato alcun comportamento che possa essere caratterizzato come partecipazione a un reato o che possa aver causato un danno al Comune di Milano», dice la svizzera Ubs. «Riteniamo che le nostre argomentazioni siano salde e verranno provate nel corso del procedimento giudiziario. Ribadiamo inoltre la piena fiducia nell’integrità dei nostri dipendenti coinvolti nella transazione», le fa eco Deutsche Bank.