Caos in Egitto, linciato dalla folla uno straniero Polizia investe manifestanti, guarda il video

Scontri tra oppositori e sostenitori di Mubarak: almeno 10 morti e 1550 feriti. Alcuni spari di arma da fuoco uditi vicino alla piazza Tahrir. Il premier chiede scusa. Gli Usa chiedono una transizione veloce, ma il presidente resiste ancora al comando. Arrestati una ventina di reporter

Il Cairo - Continuano gli scontri tra manifestanti pro e contro Mubarak nel cuore della città: secondo al Jazeera al momento ci sarebbero 2 morti e 300 feriti. Alcuni giornalisti dell'Afp hanno avvertito diversi colpi di arma da fuoco vicino alla piazza Tahrir, da giorni teatro di incidenti e dove i sostenitori del presidente stanno tentando di bloccare l'accesso ai manifestanti. Il primo ministro egiziano, Ahmed Shafiq, si è detto pronto ad andare in piazza per discutere con i manifestanti e cercare di calmare gli animi. Il premier ha anche chiesto scusa per gli incidenti e le violenze subite dai manifestanti. "Si è trattato di un errore fatale - ha dichiarato Shafiq- Quando le indagini riveleranno chi c'è dietro questo crimine e come è stato possibile che sia accaduto prometto che i responsabili saranno puniti per quanto hanno fatto". I sostenitori di Mubarak, seondo Al Jazeera, hanno assaltato alcuni alberghi della capitale dando la caccia ai giornalisti.

Arrestati giornalisti Alcuni reporter sono stati fermati e detenuti. Tra questi anche il responsabile dell’ufficio del Cairo del Washington Post, Leila Fadel, e una fotografa del giornale, Linda Davidson, insieme a un loro interprete. Lo ha confermato lo stesso giornale americano, che afferma che gli arresti sono stati ordinati dal ministro dell’Interno egiziano. Secondo il quotidiano, i giornalisti detenuti sarebbero una ventina. Tra questi, anche tre reporter di Al Jazira. Il quotidiano riferisce che "almeno altri otto giornalisti internazionali sono stati fermati a piazza Tahrir dall’esercito".

Linciato uno straniero Uno straniero è morto in Piazza Tahrir, al Cairo, per le percosse subite durante gli scontri tra sostenitori e oppositori del presidente Hosni Mubarak. Lo ha annunciato la tv al-Arabiya. Secondo un testimone intervistato da al-Jazeera, inoltre, nella vicina piazza Abdel Muniam Riad sostenutori di Mubarak avrebbero lanciato molotov contro gli oppositori e quattro manifestanti sono rimasti feriti. Cecchini, infine, sarebbero entrati in azione contro i manifestanti. 

Bloccati fondi e uscita ad ex ministri Il procuratore generale egiziano ha emesso un decreto bloccando l’uscita dal Paese di tre ex ministri, fra i quali quello dell’interno, Habib El Adly, e del segretario generale del Pnd, il partito di Mubarak, Ahmad El Ezz. La procura del Cairo ha inoltre deciso il congelamento dei conti correnti bancari degli ex ministri e funzionari politici che sono sotto indagine per reati legati alla corruzione. Oltre all’ex ministro dell’Interno, Habib Adli, e all’ex segretario del partito di governo, Ahmed Ezz, la procura sta indagando anche l’ex ministro del Turismo e l’ex ministro della Pianificazione pubblica. A questi e ad altri ex funzionari è vietato l’espatrio in attesa del termine delle indagini perché "accusati di avere responsabilità negli episodi di violenza avvenuti nei giorni scorsi".

Scontri e vittime nella notte Anche ieri, nella capitale egiziana, è stata una notte di scontri, feriti e cadaveri. Il livello dello scontro, dopo 9 giorni di rivolta, ha fatto un nuovo passo avanti verso la guerra civile, le forze dell'opposizione si sono scontrate con i sostenitori di Mubarak e il bilancio dell'impatto è da bollettino di guerra: almeno dieci morti (secondo fonti mediche, per il governo i cadaveri sono cinque) e 1500 feriti. Sei ore di scontro campale, un massacro da pagine di altri tempi: scontri a dorso di cavallo e cammello, coltelli, sassi, bombe incendiarie e blocchi di cemento lanciati dai palazzi. Nella tarda serata di ieri alcune bombe Molotov incendiano una parte del già saccheggiato museo egizio che si affaccia su piazza Tahrir: le fiamme divampano nel più importante istituto di egittologia al mondo.

Guerra civile Da ieri, nel già tormentato panorama politico nord africano, è spuntato anche lo spettro della guerra civile. Secondo i dissidenti i sostenitori di Mubarak non sono altro che agenti infiltrati dal presidente per cercare di indebolire il fronte degli oppositori. La situazione si complica ulteriormente, il discorso televisivo di Mubarak, trasmesso dalle telvisioni egiziane lunedì sera, ha dimostrato che il governo non ha alcuna intenzione di lasciare le stanze del poter almeno fino a settembre, nonostante gli scontri e nonostante le pressioni statunitensi per una transizione veloce e pacifica. La battaglia continua e la tv satellitare Al Jazeera annuncia anch eper oggi "una massiccia presenza di attivisti pro-governo". Anche oggi le prove tecniche di guerra civile vanno in scena nel cuore del Cairo, in piazza Tahrir, che in arabo significa proprio libertà.