Caos alla Fiera Ben risvegliati dal sogno Expo

Roba da terzo mondo, si sarebbe detto una volta spocchiosi quando Cina e India non erano i colossi che sono diventati. Roba da Milano vien da dire oggi dopo giorni di caos urbano intorno (ma non solo) alla Fiera di Rho-Pero. Speriamo solo che gli ispettori del Bie, l’organismo internazionale a cui Letizia Moratti si appella per ottenere l’Expo 2015, non siano appassionati di moto e bici. E che, dopo la visita alla «città che non c’è» con traffico fluido e vagoni della metropolitana nuovi di zecca, non siano tornati per una visita privata al Salone del Ciclo e motociclo. Da raggiungere (o meglio da tentar di raggiungere) magari in macchina. Sì, perché alla Fiera in questi giorni non ci si riusciva nemmeno ad arrivare: con tangenziali, autostrade e viabilità cittadina impazzite. Un bollettino di guerra che ha costretto ad aprire i caselli di Terrazzano per far defluire 20 chilometri di coda e con i 13mila parcheggi tutti pieni già di buon’ora. La manifestazione è stata un successo, si dirà. Una catastrofe, se si guarda all’obiettivo Expo 2015 su cui il governo Prodi e la giunta Moratti si stanno giocando una bella fetta di credibilità. Vero, c’è stato un assalto di 100mila visitatori, ma non certo inaspettato visti i numeri in linea con l’anno scorso. Certo, otto ghisa (tra Rho e Pero) sono un po’ pochi. E assolutamente insufficienti le infrastrutture considerando che l’Expo attirerà 160mila spettatori al giorno per sei mesi. Per non dire di Atm che non si è accordata con gli organizzatori per viaggi gratis da unire al biglietto. C’è tempo, risponderà qualcuno. Ma la Fiera, ricordiamo, non è stata inaugurata ieri. Ma il 31 marzo 2005, sindaco Gabriele Albertini e premier Silvio Berlusconi. Un’altra era geologico-politica. Sindaco Moratti, forse per battere Smirne Milano avrebbe bisogno di meno dossier e di più strade e parcheggi. Oggi l’Expo da Milano si vede ancora col cannocchiale.