Caos tra i finiani: ormai si dissociano a vicenda

RomaNon è mai stato così duro l’attacco, così veementi le accuse, quasi rabbiose, totali le critiche, da avversari inferociti. Il periodico on line di Farefuturo, la fondazione che fa capo a Gianfranco Fini, ieri ha oltrepassato i confini del linguaggio sarcastico e ha puntato con una furia straordinaria direttamente contro il premier: il «berlusconismo», proclama il fondo del «foglio» finiano on-line, coincide «con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare l’avversario e distruggerlo». Un torrente di parole impetuose che ha travolto persino il nuovo gruppo parlamentare di Fini: anche Italo Bocchino, in serata, si è dissociato dall’affondo contro Berlusconi.
A firmare il manifesto dello strappo apparentemente conclusivo è il direttore del web magazine, Filippo Rossi, intellettuale di punta del pensatoio del presidente della Camera. Le righe sono puntigliosamente spietate: il berlusconismo si nutre «di propaganda stupida e intontita, di signorsì, di canzoncine ebeti da spot pubblicitario», ha spiegato Farefuturo ai suoi lettori. Rossi scrive che la diversificazione da Berlusconi e dal suo modo di fare politica «è una questione di civiltà. Di democrazia. E di libertà». È anche «una questione culturale prima di tutto». Poi una serie di altre accuse contro «documenti di espulsione e attacchi sguaiati alle istituzioni», e «relazioni internazionali di dubbio gusto e killeraggi mediatici». Oltre ai «sensi di colpa», si ammette nell’editoriale, per non aver impedito precedenti «editti» (e dunque, si evince, la mancata difesa in passato, di Luttazzi, Biagi e Santoro), con la previsione di «scelte difficili», orientate a «non ripetere l’errore» di «abbassare la testa».
Un fuoco d’artificio sparato nel mezzo dei giorni in cui si sta tentando un riavvicinamento tra finiani e berlusconiani, alla vigilia del vertice del Pdl dal premier, mentre le «colombe» di Futuro e Libertà (Fli), come il viceministro Adolfo Urso, lanciano messaggi di pace, e i «falchi», come Fabio Granata, continuano a proclamare (anche ieri) la nascita del nuovo partito di Fini, salvo essere smentiti dalle colombe. A fine giornata il corto circuito è stato completo: addirittura i due capigruppo di Camera e Senato di Fli, Italo Bocchino (falco) e Pasquale Viespoli, hanno smentito il pensatoio: «Farefuturo non ci detta la linea». Si tratta di «editoriali fuori misura». Si dissocia «totalmente» uno dei finiani più moderati, Silvano Moffa. Critico anche il vicecapogruppo di Fli alla Camera Giorgio Conte: attacchi «pesanti» al premier, che «non sono condivisibili». La nuova casa politica di Fini è insomma in subbuglio.
Proprio ieri alcuni degli esponenti più autorevoli di Fli stavano provando a tracciare la linea di una riappacificazione: il viceministro Urso, finiano senza ombra di dubbio, ha promesso in un’intervista a Radio radicale «lealtà» alla maggioranza, garantendo che Fli non fornirà «motivi di crisi» nonostante sia convinto che i deputati iscritti al gruppo diventeranno presto «40». Urso conferma anche l’appoggio al nuovo lodo, l’immunità per le alte cariche dello Stato. E il vicecapogruppo alla Camera, Benedetto della Vedova, valuta che «l’unica possibilità è quella di un patto tra ex amici, che possa garantire qualche semestre di riforme all’Italia. Il resto sono chiacchiere». Perdono tempo con l’insistere i finiani che non esistono spaccature tra di loro. Le cosiddette colombe puntano alla lealtà, i falchi sono sempre più insofferenti, lontani, incattiviti con Berlusconi. Insomma, Fli appare realisticamente «in imbarazzante stato confusionale», commentava ieri ironico un ex An rimasto nel Pdl, Massimo Corsaro: «Tre voci, quattro concetti alternativi». Di cui almeno uno quasi incendiario secondo il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone: «C’è chi contribuisce alla discussione tenendo un fiammifero acceso in una mano e una tanica di benzina nell’altra». A questo punto tutti i finiani, propone il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, devono dire «se condividono o meno l’editto antiberlusconiano di Farefuturo. Da lì si decide se andare o non andare alle urne».
Silenzio da Fini. L’unica persona con cui ha ufficialmente parlato ad Ansedonia è un venditore della spiaggia, un poeta pakistano a cui ha lasciato un messaggio sul suo libro di versi: per «un uomo forte, combattivo, tenace».