Caos sul concorso per le promozioni: contro la Regione perfino la Cgil

È scontro su quattrocento promozioni all’interno del palazzo della giunta regionale. Il concorso per i passaggi di livello s’è tenuto l’11 settembre scorso e, dopo quasi tre mesi, non sono state ancora stilate le graduatorie. Si litiga sull’interpretazione del bando e i sindacati sono sul piede di guerra. Ora è scesa in campo anche la Cgil, con una lettera di diffida inviata dall’ufficio vertenze legali a Marrazzo e all’assessore al Personale Di Stefano.
«Il concorso in questione - spiega Fabio Desideri (Federazione dei Cristiano popolari), vicepresidente della commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Lazio - riguarda i passaggi di livello b-c-d di cui abbiamo già denunciato i quiz di preparazione sbagliati. Lo scontro è sui criteri di calcolo dell’anzianità di servizio delle promozioni più ambite, quelle alla categoria d».
I lavoratori approdati negli ultimi anni alla Regione da altri enti rischiano di non rientrare in graduatoria, pur avendo ottenuto il massimo nella prova selettiva. Un paradosso.
«L’esecutivo regionale - continua Desideri - sta cercando di far passare la questione sottotraccia. Perché quello che sta accadendo, non riuscire a portare a compimento un banalissimo concorso per il passaggio di livello dei propri dipendenti, solleva non pochi dubbi sul suo operato».
La Cgil, il sindacato da sempre schierato dalla parte della Regione, critica il calcolo dell’anzianità di servizio. «La commissione esaminatrice - spiegano i sindacalisti - non intenderebbe prendere in considerazione il servizio prestato e l’anzianità maturata dagli stessi presso altri enti e amministrazioni pubbliche, dei quali, attraverso processi di mobilità sia volontaria che collettiva sono stati trasferiti presso la Regione Lazio».
«Oltretutto - proseguono - è emerso che la Commissione sarebbe invece orientata a riconoscere le anzianità pregresse solo a pochi eletti e cioè ai partecipanti al concorso stesso, transitati nei ruoli regionali dell’ente Idisu, una decisione che se trovasse conferma produrrebbe un ulteriore effetto pregiudizievole difficilmente giustificabile».
La Cgil trova sconcertante la decisione del direttore regionale al Personale sostenendo che le normative in tema di trasferimento dei dipendenti sono piuttosto chiare. La giurisprudenza, poi, è dalla parte dei dipendenti che protestano.
«Nel caso i timori dei lavoratori trovassero conferme - conclude la Cgil - alla proclamazione della graduatoria finale, il nostro sindacato, parallelamente alle inevitabili azioni giudiziarie, chiederà l’accesso agli atti e alle documentazioni dei singoli vincitori».