La capacità di rinnovarsi vincendo

Belli e bravi, è lo spot di successo del nuoto azzurro. Fanno impazzire mamme e bambini, papà e nonni. Italia o Europa, piacciono dappertutto. E vincono. Come prima, più di prima. È la bellezza di questo nuoto che da almeno sette anni non tradisce mai: crea, plasma, fa crescere campioni. Ne perde qualcuno, ne scopre altri. Movimento che non si ferma, che sa scoprire talenti, ha una selezionata e immensa rete di osservatori, trova e cerca tecnici, li addestra, laboratorio in continua evoluzione. È il nuoto che abbatte barriere e cerca record. È stato primato di medaglie, non in assoluto ma soltanto per i ragazzi e le ragazze della piscina. Quanto basta: 15 medaglie contro le 14 conquistate a Madrid. Bottino nettamente più pesante, perché due anni fa tedeschi e inglesi se n’erano rimasti a casa. Qui c’erano tutti: fuoriclasse e campioni, emergenti e vecchioni. Il totale delle medaglie dice 22 contro le 25 di Madrid: stavolta sono rimasti appena indietro i tuffatori e i nuotatori di fondo.
Ma oggi dici nuoto e pensi a Filippo Magnini e ad Alessia Filippi, la finanziera dal fisico di un corazziere. Questa resta l’Italia di Max Rosolino. Federica Pellegrini è stata soltanto un’apparizione a futura memoria: quando starà bene e farà contare i suoi 18 anni della maturazione. Poi ci sono gli altri: arrembanti e matricole. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Dicono, ragazzi e ragazze, che il segreto sta nel sentirsi grande gruppo: dove lavorano, faticano e si divertono. Meno camarille e più spirito di emulazione. Racconta il ct Castagnetti che questa è una squadra ormai completa, con qualche punta che si eleva sugli altri. Se i francesi hanno la superwoman Manadou, noi abbiamo il pescecane Magnini. L’uomo, garantisce il ct, sul quale puntare per le Olimpiadi del 2008. «A Pechino basterebbe aver lui sul podio. Vinci i 100 metri e cancelli tutto il resto». Nel medagliere siamo dietro a Russia, Germania e Francia. Nel mondo bisogna fare i conti con Usa e Australia, ma l’Italia ormai si è trovata uno spazio da difendere con la classe e con i denti.
Oggi il nuoto è un giardino fiorito, con colori e profumi che prendono gli occhi. Sembra un altro universo rispetto ad altri mondi nostri. Ieri a Budapest si sono chiusi gli europei, stamane a Goteborg si aprono quelli dell’atletica. Come passare dal giorno alla notte, dal castello dei re alle case popolari, dal giardino fiorito all’orto senz’acqua. L’atletica ha perso talenti, fatica a mantenere a livello dignitoso i pochi uomini di vertice, i suoi tecnici non si sono evoluti, l’organizzazione sbianca davanti a quella del nuoto. Non è solo problema di danari e sponsor, di mamme che portano i figli in piscina piuttosto che al campo d’atletica, di africani che seppelliscono la voglia degli europei. Nel nuoto ci sono i mostri, ma non fanno paura agli azzurri. Nell’atletica non ci siamo noi.