Caparezza il piccolo guru dello sberleffo

L’artista che ha «prestato» la sigla a Zelig in tournée per presentare l’ultimo album

Antonio Lodetti

Ah, Caparezza, quello di Fuori dal tunnel. Un tormentone semplice, diretto e sarcastico su cui l’originale artista (come definirlo altrimenti?) potrebbe campare di rendita (il brano è stato persino sigla d’apertura di Zelig).
Eppure Caparezza (il nome significa «testa riccia» in pugliese e testimonia l’ostilità dei suoi capelli per il pettine)va avanti per la sua strada, a metà tra il birignao e l’impegno mascherato dall’ironia, tra la presa in giro e il messaggio subliminale (nel precedente cd, Verità supposte, cita I promessi sposi, Pinocchio e Arrigo Boito).
Dopo aver pubblicato il nuovo album Habemus capa ora parte in tournée - la dimensione a lui più congeniale - debuttando domani sera al Live Club di Trezzo sull’Adda. Rap (ma non definitelo un rapper, lo chiudereste in una gabbia stilistica da cui tenta continuamente di fuggire: «Non mi riconosco nell’hip hop, anche se i suoi elementi mi servono per farmi capire il mio messaggio»), pop, elettronica, cascami popolari si fondono nel suo sound caciarone e provocatorio. Nel suo cocktail c’è un pizzico di Elio e le storie tese e di Frankie Hi Nrg, anche se il suo inarrivabile maestro è il geniale Frank Zappa.
Caparezza è a suo agio e al tempo stesso fuori posto su qualsiasi palcoscenico, sia esso quello di un piccolo locale, sia quello del concertone del Primo Maggio, sia sugli schermi di Mtv Usa dove i suoi video hanno raccolto grande consenso. È un profeta dello sberleffo e della rabbia trasversale, come dimostra anche il nuovo disco, da lui stesso definito «disco postumo di un cantante ancora in vita».
L’album si apre con l’introduzione di Mors mea tacci tua per poi raccontare, partendo dal brano Annunciatemi al pubblico - il suo funerale. Non è un ’idea particolarmente nuova (il guru degli hippie Chet Helms inscenò il suo funerale nelle strade di San Francisco agli inizi degli anni Sessanta) ma colpisce e fa discutere.
Un repertorio variegato, insomma, che Michele Salvemini da Molfetta, in arte Caparezza, dipanerà insieme alla sua energica band passando da Il secondo secondo me a Vengo dalla luna, da Giuda me a Follie preferenziali, dalla Tutto ciò che c’è del debutto a La mia parte intollerante naturalmente senza dimenticare Fuori dal tunnel.
Ormai è seguito da un fedelissimo zoccolo duro di fan, e sono lontanissimi i tempi (che qualcuno non gli ha ancora perdonato) in cui si presentò al Festival di Sanremo (ma pochi lo hanno notato) sotto l’impresentabile aspetto di Mikimix.
Ora, a modo suo, è un piccolo guru alternativo che fa ballare e pensare raccontando, ad esempio, che ci sono tre modi per diventare stupido: «Prendersi troppo sul serio, prendere troppo sul serio, prenderlo troppo sul serio».