Capello chiama David E Ancelotti invece risponde a Mourinho «Dice che mi faccio comandare da Berlusconi? Infatti ho vinto due Champions da viceallenatore...»

Alla fine il Milan esce dal San Paolo con un punticino e, visto il gol regolare annullato ad Hamsik, meglio tenerselo stretto. «Un errore però comprensibile - spiega il tecnico rossonero Carlo Ancelotti -: la rete è chiaramente valida, ma vederla era molto difficile». È la serata delle ammissioni per Ancelotti, che prosegue sulla falsa riga anche quando parla del suo Milan: «Il punto è buono ma la prestazione un po’ meno. Potevamo fare qualcosa in più. Cosa ci è mancato? La velocità nel ripartire all’attacco: dobbiamo migliorare nella transizione verso la fase offensiva, altrimenti al posto di trovare tre avversari in difesa, ne troviamo cinque, come è successo stasera». Una serata dove Ancelotti ha ritrovato il Ka-Pa-Ro, ma soltanto di nome e non di fatto. «Le accelerazioni di Kakà sono fondamentali nel nostro gioco: contiamo che grazie alla sosta per le nazionali possa recuperare al meglio, perché ancora non sta benissimo. Certamente è in ripresa ma accusa ancora qualche fastidio». Ma la stilettata finale, Ancelotti la riserva per Mourinho e per quel «ci sono allenatori che non decidono autonomamente la formazione», lanciato dopo la vittoria della sua Inter con la Reggina: «Bisognerebbe chiedergli a chi si riferisse - s’interroga Ancelotti -. Se però parlava di me, gli vorrei dire che con Berlusconi allenatore ho vinto due Champions da giocatore e due Champions da vice-allenatore», la chiosa alla giornata del rossonero che tra battute e sorrisi ricorda con la solita signorilità il suo ricco palmares al portoghese. Tra i successi di Ancelotti, poi, bisognerebbe annoverare anche la riabilitazione a pieno titolo di David Beckham: il suo nome figura infatti nella lista dei 24 convocati da Fabio Capello per l’amichevole contro la Slovacchia del 28 marzo e la sfida delle qualificazioni mondiali del Primo aprile contro l’Ucraina.
Sorride Beckham, sorride anche Daniele Mannini, uno dei migliori in campo, fermato dall’antidoping due mesi fa e «riabilitato» in settimana dal Tas. «Fotball is my life», si legge sulla maglietta che indossa sotto la casacca azzurra del Napoli, «Mi sono tolto una piccola soddisfazione», le sue prime parole al termine della partita. «Dopo due mesi di inattività - racconta - non era facile ritornare a grandi livelli: io non ho mai mollato e il merito va anche ai tifosi partenopei che mi sono stati sempre vicino». Quando invece gli si chiede se il Napoli fosse potuto uscire dal San Paolo con i tre punti, Mannini ammette candidamente: «Coi “se” è coi “ma” è facile ragionare dopo. Ci sono state occasioni da ambedue le parti, ma dobbiamo essere contenti: onore al Milan che ci ha messo in difficoltà, ma noi ci siamo sempre difesi bene».
E un mezzo sorriso prova ad abbozzarlo anche il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis, nonostante quel gol regolare annullato ad Hamsik: «Il gol era regolare, ma era difficilissimo vederlo. Ho ricevuto 7 sms, ma ribadisco era difficile vederlo e convalidarlo. Comunque quello che mi interessava era vedere la reazione della squadra di fronte alle difficoltà degli ultimi periodi. È un Napoli in fieri, non bisogna pretendere tutto e subito, ma la base solida c’è e questo è l’importante». Il mercato? «Spetta a Donadoni capire quali elementi servono a perfezionare questa squadra, ma parlarne adesso è prematuro». Sulla stessa linea anche il tecnico partenopeo Roberto Donadoni: «Dobbiamo lavorare per ritrovare la fiducia: possiamo anche perdere ma dobbiamo sempre giocarcela».