Un capello e un prof svizzero diranno se Lumumba è innocente

Perugia - L’ultimo colpo di scena nell’omicidio di Meredith Kercher è in arrivo dalla Svizzera. Per tutto il giorno a Perugia rimbalza la notizia dell’imminente arrivo di un teste che potrebbe confermare l’alibi di Patrick Lumumba Diya, scagionandolo dall’accusa di aver preso parte all’assassinio della ragazza inglese, insieme al barese Raffaele Sollecito e all’americana Amanda Knox (Il congolese smentito dal suo cellulare).
A tirare in ballo il docente elvetico, nel suo interrogatorio di garanzia, è stato proprio il barista originario del Congo, che snocciolava di fronte al Gip Claudia Matteini i nomi degli avventori del pub che lo avevano visto al bancone dalle 20 all’orario del primo scontrino emesso. «Prima è entrata una ragazza belga che sta facendo l’Erasmus che è arrivata con altri quattro ragazzi – ha messo a verbale Diya nel pomeriggio dell’otto novembre – e poi c’era un professore svizzero che alloggiava all’Hotel dei Priori di cui non ricordo il nome, infine un’altra ragazza belga con degli amici».
Gli inquirenti hanno rintracciato sui registri dell’albergo, in pieno centro storico, il nome di un docente universitario di Zurigo, che però nel frattempo era già rientrato in patria. L’uomo, contattato, si sarebbe detto comunque disponibile a testimoniare e anzi avrebbe confermato, telefonicamente, di aver trascorso la serata, almeno dalle 20 alle 22, al pub «Le chic» di via Alessi. Dove ieri, sulla porta del locale, qualcuno con un pennarello ha scritto «W Lumumba, Sollecito dentro» sull’avviso di sequestro affisso due giorni fa. Ma in una questura blindatissima e assediata dai cronisti, fino a sera ieri non è arrivato nessuno.
Anche gli esami irripetibili che cominceranno oggi a Roma su oggetti, materiali e indumenti ritrovati nella casa di via della Pergola o sequestrati agli indagati potrebbero dire di più sulla posizione di Patrick, l’unico il cui coinvolgimento è legato quasi esclusivamente alle altalenanti versioni fornite da Amanda. Verranno infatti analizzati alcuni capelli ritrovati tra le treccine del congolese ma non appartenenti a lui, oltre alla maglietta che l’uomo avrebbe indossato la notte tra il 1 e il 2 novembre. Sotto il microscopio dovrebbero finire anche i due coltelli e le scarpe di Raffaele Sollecito, alla ricerca di tracce biologiche sulle lame, ritenute dagli inquirenti «compatibili» con la ferita che ha ucciso Meredith, e per l’eventuale conferma della corrispondenza tra la suola della calzatura e l’impronta ritrovata accanto al corpo della vittima, sotto il piumone.
In calendario domani anche nuovi esami della scientifica con il Luminol, che verrà usato sia nella casa dove è avvenuto l’omicidio (dove sono state trovate tracce di Dna che non appartengono agli indagati, alimentando ipotesi sulla presenza di un «quarto uomo») che nel pub di Lumumba Diya. Nel carcere di Capanne, infine, ieri Amanda ha chiesto al cappellano, don Saulo, di assistere alla messa domenicale. Richiesta arrivata troppo tardi, e per stavolta respinta.