Capello: "Inter mai come il Milan"

Il commissario tecnico della nazionale inglese: "L'Arsenal è pericoloso, il Liverpool non s'illuda. Ma i nerazzurri non hanno la caratura dei cugini". E su Pato dice: "Mi ha fatto impressione; ha esordito in Champions con personalità"

Milano - «Milan, attento all’Arsenal. Ma anche il Liverpool non s’illuda». Parole e pronostici di Fabio Capello, Ct della Nazionale inglese dal 6 febbraio, l’occhio vigile sulla sfida incrociata tra Milano e la Premiership, i rivali di sempre. Dalla tribuna dell’Emirates, dopo la puntata a Liverpool, Fabio Capello può aiutare a decifrare meglio gli ammirati giudizi strappati dal Milan sulla stampa londinese, di solito poco incline a riconoscere i meriti di casa nostra. «Arsenal zittito, soffocato dai vecchietti del Milan» titolano i giornali e a Capello sembra di fare un salto indietro di molti anni, di tornare ai tempi della sua sfida all’Arsenal (vinse la supercoppa con stilettata di Boban), agevolato forse dall’incontro piacevole con Marcel Desailly, oggi opinionista tv in Francia. «Si capisce al volo che il Milan ha una diversa caratura internazionale rispetto a quella dell’Inter» commenta don Fabio. È la premessa a ogni banale raffronto in materia.

LO SPIRITO DEL DIAVOLO
«Ho visto i rossoneri molto concentrati, forse è la prima volta che li vedo così concentrati nella stagione» ammette a ragione. Dentro il velluto del complimento c’è il pugno di ferro nello stomaco per le imperdonabili disattenzioni tradite dai berlusconiani in campionato. «L’Arsenal ha vissuto per un tempo in stato di soggezione, ha patito l’esperienza del Milan» la sua riflessione che ha un valore didascalico per la sfida del 4 marzo. Saranno liberi i ragazzi di Wenger da ogni condizionamento: liberi di partire all’assalto. Diverso il destino dell’Inter, maltrattata dal risultato. «Non è peccato soffrire giocando in 10 per un’ora» ecco il rimpianto che da Moratti rimbalza fino alla sede della federcalcio inglese. «Ma il Liverpool non deve illudersi: non sarà una passeggiata di salute a San Siro» è l’avviso pubblicato sulla bacheca dei reds studiati a fondo dal Ct, con la puntata ad Anfield, «per seguire da vicino Gerrard e Crouch e peccato che Carragher non ne voglia più sapere di nazionale».

IL FENOMENO PAPERO
Ammirato il vecchio spirito dell’eterno Milan, Pato rappresenta la strepitosa scoperta di Capello. Il primo a parlargliene fu Franco Baldini, ai tempi del Real: Calderon non gli diede credito. «È la prima volta che lo vedevo dal vivo, mi ha fatto una grandissima impressione: ha personalità, qualità, e cerca il colpo a effetto anche se debutta in Champions e gioca contro l’Arsenal, non contro il Siena» la relazione sintetica. Completata da un distratto riferimento statistico fatto apposta per incoraggiare la Roma e la sua prossima missione al Bernabeu. «A Madrid c’è una tradizione favorevole alla Roma» ricorda Capello pro domo sua. Riferimento scontato al successo griffato Totti, 30 ottobre 2002, sotto la sua gestione. Più articolato e sentito il passaggio sulla Juve capace adesso di lanciare l’assalto al secondo posto. «Non mi sorprende affatto. E anzi penso che sia il risultato del martellamento di Ranieri. È stato molto bravo a puntare in alto: chi indossa quella maglia non può cavarsela col piccolo cabotaggio» è la sua idea. Non è certo il tipo, don Fabio Capello che adesso abita nella zona di Chelsea (affitto da 2 mila sterline a settimana e non 6 mila come raccontato dai tabloid), da rinnegare le amicizie. I fotografi lo segnalarono in giro per Londra al fianco di Antonio Giraudo. «Non so se Antonio abbia voglia di tornare nel calcio, chiedete a lui ma non è sorprendente vedermi con lui, viviamo a Londra, i miei rapporti con la triade sono stati e restano buoni, li considero miei amici».

INSEGUITO DAI PAPARAZZI
Andare in giro per musei, negozi e quartieri, è la sua passione. Sua e di sua moglie Laura. «Non posso certo vivere chiuso in casa. Eppure, per via dei fotografi che mi seguono ovunque, dovrei farlo. In giro trovo gente che mi incita, l’unico problema è la lingua. Ma accadde così anche in Spagna: partenza in salita e poi via, sciolto» ricorda. Prima di chiudere con un paio di rasoiate. Una indirizzata a Del Piero. «Ranieri sa come e quando utilizzare Alex, siete voi stampa a creare i casi» sentenzia. L’altra a Cassano. «I suoi problemi sono la testa e la voglia di allenarsi bene» scolpisce.