Capello: «Il nostro miglior difensore? Il giardiniere...»

nostro inviato a Firenze
Fair-play misto a qualche polemica. Fiorentina-Juventus è una partita intensa anche dopo il 90’, pur mancando gli episodi di violenza accaduti giovedì fuori dallo stadio durante il primo round di Coppa Italia. Capello riconosce che il pari poteva starci, ma nello stesso tempo bacchetta Toni e Pazzini che «spesso si lasciano cadere». Emerson e Vieira, che mette le mani all’orecchio mentre passa sotto la curva viola, denunciano i soliti buuu («È triste che nel 2006 dobbiamo ancora parlare di questi problemi, ma purtroppo è così», spiega il brasiliano). In realtà sembrano più cori di disapprovazione che insulti razzisti. Forse più grave lo «zingaro» riservato all’uscita dal campo ad Ibrahimovic che risponde incitando a urlare più forte l’offesa. Thuram lascia il terreno di gioco per ultimo, dopo essersi concesso alle telecamere, e si toglie la maglia per mostrare il suo colore della pelle (anche la sua fascia di capitano era nera), mentre Cannavaro imita il gesto che Toni propone dopo ogni gol (la mano che gira vicino all’orecchio destro) e Nedved rivolge un applauso quasi isterico alla curva Fiesole. Gesti simbolici, figli di una pressione costante del pubblico viola. «Io non ho visto niente, ero già rientrato, ma si sappia che certi atteggiamenti in casa nostra non sono ammessi», commenta Capello che, comunque, applaude «allo splendido comportamento del pubblico del Franchi». «Tutto sommato, per la Juve, meglio qui che in altri stadi», smorza le polemiche Moggi che a sua volta si becca la sua consueta dose di insulti non appena prende posto in tribuna d’onore.
Meglio allora parlare di un successo che vale forse più dei tre punti conquistati. «Un pareggio ci poteva stare, i viola mi hanno fatto un’ottima impressione – dice Capello -. È stata una bellissima partita, di grande intensità agonistica con correttezza. È questo il calcio che vogliamo, in campo e sugli spalti. Noi abbiamo avuto molte occasioni che non abbiamo sfruttato, loro sono stati bravi ogni volta che sono arrivati sotto porta. Nei venti minuti finali avevamo qualcosa in più rispetto alla Fiorentina, anche se loro hanno colpito un palo». Già, il tiro di Toni alla mezz’ora che poteva cambiare il corso della partita. «Pensavo che fosse gol, tanto è vero che mi sono girato di spalle e non ho visto la fine dell’azione – confessa il tecnico della Juventus -. Un ciuffo d’erba l’ha deviato? Merito del giardiniere...».
Ma al bomber viola, rimasto a secco dopo sei turni, e al compagno di reparto Pazzini, entrato al 19’ e invece in gol, Capello rivolge una piccola critica. «Sono due ottimi attaccanti, ma spesso si lasciano cadere. Stavolta sono stati bravi, sono caduti solo due volte. Così non si aiuta il direttore di gara».
Tutti parlano di campionato finito, colpa degli otto punti di vantaggio sul Milan. «Mancano ancora cinque mesi, è presto per fare questi discorsi. Durante la stagione la condizione di forma ha un andamento sinusoidale, ci sono momenti in cui sei giù, altri in cui stai bene. Il Milan è caduto con il Chievo? Io non guardo in casa d’altri, comunque nel nostro torneo ogni partita riserva insidie». Arrivano gli elogi ad Abbiati, protagonista al Franchi di ottimi interventi. Capello non ama parlare dei singoli, ma fa un’eccezione per il portiere. «Quando il Milan ce lo diede quest’estate, aveva voglia di tornare grande. Ha lavorato molto, anche con l’aiuto di Tancredi e ora sta facendo benissimo. Sono molto soddisfatto di lui». Anche se mercoledì a Vienna, per l’impegno di Champions League, dovrebbe toccare di nuovo a Gigi Buffon.