Capezzone: «Invertiamo rotta o saranno in 4 milioni a sfilare»

«Anche la gente di sinistra ci sta abbandonando. E con questa manovra non può essere che così»

Fabrizio Ravoni

da Roma

«Se il centrosinistra continua a fare come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo, la prossima volta in piazza ci vanno non due ma quattro milioni di persone». Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera, è indignato, «dispiaciuto», dei commenti mossi dalla maggioranza e dal governo verso la manifestazione. «Io non so se la mia parte si rende conto del significato della manifestazione».
Una manifestazione contro una manovra che lei ha votato...
«Intendiamoci bene su questo punto. Io sono un parlamentare leale della maggioranza ma non sono mica cieco, sordo e muto...»
Come qualche suo collega...
«Come la maggioranza dei miei colleghi... Quindi, se così tanta gente protesta, e non so se fossero uno o due milioni quelli di piazza San Giovanni, una ragione di disagio, di malessere, c’è. Non si può far finta di niente, come le scimmiette».
Questa ragione di disagio, di malessere - come dice lei - è rappresentata dalla Legge finanziaria.
«Sono d’accordo. Il governo farebbe bene a rendersi conto che questa manovra non dispiace soltanto agli elettori del centrodestra. In modo consistente vedo preoccupanti segnali di allontanamento del consenso in strati sempre più ampi della popolazione. E non poteva essere altrimenti».
Perché non poteva essere altrimenti?
«Per un motivo molto semplice. In Italia ci sono 6-6,5 milioni di piccole e piccolissime imprese. A queste imprese, il governo parla solo con la voce di Visco. E manda segnali del tipo: ti stano, ti scovo, ti snido. È ovvio che in questo modo si perde il consenso con i settori produttivi. Mi sembra esattamente quel che è avvenuto nell’ultimo periodo di campagna elettorale; quando in brevissimo tempo la nostra coalizione perse 7 punti di consenso perché iniziò a parlare di tasse».
Ora non ne parlate soltanto, ora le mettete anche...
«Appunto. È come se, vinte le elezioni e una volta al governo, la maggioranza si fosse dimenticata che si governa con il consenso dei cittadini».
Consenso che, data la manifestazione di ieri, sembra sia un po’ scemato...
«Per queste ragioni mi dispiaccio per i commenti che arrivano dalla maggioranza verso San Giovanni. Questa Finanziaria non rispetta gli obbiettivi - che avevo molto apprezzato - contenuti nel Dpef. Cioè, non contiene le riforme necessarie per la crescita».
Osservazioni del genere vengono anche dall’Ocse, dal Fondo monetario, dall’Unione europea...
«E un motivo ci sarà pure, no? Adesso il governo dice che le riforme verranno discusse dopo l’approvazione della Finanziaria. In questo modo, però, si trasferisce al Paese la sensazione che le riforme siano una specie di incubo. Infatti sono quattro legislature che di riforme non se ne parla proprio...».
In realtà, nella passata legislatura è stata introdotta la riforma del mercato del lavoro, delle pensioni, quella fiscale...
«Delle tre che cita, riconosco solo quella introdotta con la legge Biagi. La riforma fiscale non ha prodotto un effettivo calo consistente delle tasse. E per quella delle pensioni, poi, è stato scelto di rinviare la sua applicazione. Con la prossima stagione di riforme, che inizierà dopo la Finanziaria, si verificherà la percentuale di riformismo presente nella maggioranza. La quota riformista della coalizione deve battere un colpo, oppure va dritta nel sarcofago».
Finora non è che sia stata particolarmente presente...
«Ha ragione. Per carità, i sindacati, i Giordano, i Diliberto fanno il mestiere loro. Ma se Prodi va al congresso della Cgil e dice: il vostro programma è il nostro programma; e la manovra piace solo a Epifani, un problema c’è. Con il rischio che a San Giovanni, la prossima volta, troviamo 4 milioni di italiani arrabbiati».