Capezzone: «Romano attento vogliono silurarti già nel 2007»

Il segretario radicale: «Sarebbero giovani Rutelli e Veltroni? Alla loro età Clinton lasciò la politica»

Luca Telese

da Roma

«A Prodi diciamo: attento, Romano, questi ti vogliono fregare». Daniele Capezzone, segretario dei radicali italiani, architetto del polo laico nato dietro il simbolo della Rosa nel pugno è appena entrato nell’Ulivo ma non ha paura di infrangere la cristalleria.
Sarà esagerato, questo allarme, Capezzone?
«L’ha letta l’intervista dell’ingegner De Benedetti?».
Forse non ci ho letto quello che ci ha letto lei.
«Escludo che ci si possa leggere altro. Ben oltre la promozione del ticket Rutelli-Veltroni è in atto un disegno complessivo, a cui aggiungo anche gli attacchi a Fassino, per mettere fuori gioco i Ds e il Professore. De Benedetti vuole ritagliarsi il ruolo di grande patrocinatore del nuovo corso».
Non è legittimo che qualcuno pensi di far largo ai giovani?
«Mi consenta di eccepire, almeno su questa balla, il cosiddetto ricambio generazionale: questi giovani hanno l’età in cui Bill Clinton, a 55 anni, lasciava la politica dopo il suo secondo mandato. Di che giovani si parla? Siamo un Paese in cui i professori universitari hanno un’età media di 57 anni e i ricercatori di 47: siamo con l’orologio biologico indietro di vent’anni rispetto al resto del mondo!».
Sostituire Prodi. Non le pare fantapolitica?
«Nemmeno per sogno: si parla di ricambio nel 2011, si pensa in realtà al 2007: l’ideale, per i tifosi dei nuovi ticket, sarebbe far fuori Prodi dopo avergli accollato la responsabilità di una bella Finanziaria lacrime & sangue».
Ma voi radicali siete prodiani?
«Marco Pannella ha detto che saremo i giapponesi dell’utopia prodiana, io mi associo».
Lei ce l’ha con la Margherita...
«Sono loro, direi, che ce l’hanno con noi, e non solo con noi. Questa ostilità alla Rosa nel pugno è funzionale a un’altra ideuzza che circola in quegli ambienti. Un bel pareggio al Senato».
Addirittura?
«Non fossero avverbi che non appartengono al mio linguaggio direi... è oggettivamente così».
E i Ds in questo scenario stanno a guardare?
«Spero di no, visto che ce n’è anche per loro. Per certi poteri e certi professori, l’ideale è fare l’esame del sangue ai Ds ed essere eletti con i loro voti».
Cosa unisce questo asse?
«Direi che è un asse ruiniano».
Lei lo dice perché ha il dente avvelenato contro Rutelli?
«Avendo in archivio la foto del 1984 in cui calò una bandiera papalina da Montecitorio per protesta contro il concordato, tenderei a dire che forse non abbiamo capito noi: forse quella non era una critica ma un auspicio, chissà».
Ce l’ha, ce l’ha...
«La Margherita, nata come embrione di un nuovo partito democratico con Prodi, è diventata il ferro di lancia integralista con Rutelli. Non è strano che su Pacs e testamento biologico Rutelli abbia posizioni più arretrate del cardinal Pompedda? Che dice?».
L’attacco contro Prodi è dunque concertato?
«Concentrato, direi».
Se è vero quel che dice lei perché De Benedetti si infila in questa battaglia?
«Perché è quello che il suo gruppo editoriale ha sempre fatto, dai tempi delle serenate a De Mita fino ad oggi. Nulla di nuovo, direi».
Si può fermare questo piano?
«Se i Ds si svegliano, per esempio. Io sono uno di quelli che si è commosso sentendo l’intervento di Bersani sulla 194: dopodiché vorrei capire se chi vota lista unica vota per Fassino o per Rutelli; se vota per Angius o per Fioroni; se vota per la Bindi o per Turci».
Forse vota entrambi.
«Non scherzi. Perché quando si voterà in Parlamento sui diritti, sui Pacs bisognerà scegliere».
In questi casi si invoca la libertà di coscienza.
«Eh no: gli elettori dell’Ulivo, credo, hanno capito il trucco».
Quale?
«Si invoca la libertà di coscienza per non dire prima quel che si farà dopo».