Capezzone si astiene, la Bonino lo striglia

da Milano

Capezzone, come va? «Mah... 15 chili in meno. Sono in sciopero della fame da 32 giorni». E dica la verità: quanti ne ha persi ascoltando ieri la Bonino che l’accusa di arroganza e opportunismo per l’astensione nel voto di fiducia al governo? «Ma no, neanche uno. Sono dispiaciuto ma sereno e ricevo centinaia di messaggi di solidarietà. E non mi faccio intimidire».
Certo le parole di Emma Bonino, ieri mattina su Radio Radicale, non hanno contribuito a tirarlo su. Il ministro radicale ha liquidato la sua annunciata astensione nel voto di fiducia come «una posizione poco limpida e un disdicevole atto di arroganza». Motivo: la mancata consultazione di partito e gruppo parlamentare. La Bonino ha completato il quadro con un sospetto di opportunismo («Mi viene il dubbio che lo faccia per smarcarsi alla ricerca vorticosa di un aumento di popolarità»), con un disgustato giudizio estetico («Mi imbarazza ancora di più che lo annunci niente meno che a Domenica in») e infine con un sibillino «Le scelte politiche molto spesso si pagano, ma non voglio aggiungere altro».
E meno male che non vuole aggiungere altro, per la già precaria salute di Capezzone. Il quale, mentre in ossequio all’ortodossia radicale digiuna per rivendicare la corretta applicazione della legge elettorale su otto seggi contestati al Senato, sul governo Prodi coltiva un «pensiero laterale» rispetto alla linea del partito. Ritira la fiducia (tanto alla Camera non fa danni), giudica la soluzione della crisi «debolissima» e denuncia il rapporto tra premier e poteri forti («Altro che merchant bank, se l’avesse fatto Berlusconi avremmo le piazze piene»). L’astensione diventerebbe sfiducia, «se non fosse per la stima per Emma». Che però non ne è affatto lusingata e lo chiarisce nello sfogo radiofonico.
Quattro mesi fa, Capezzone se l’era vista con Marco Pannella. La lite finì come da copione su Radio Radicale. E anche se i toni erano meno british («Marco, mi fai un culo così», «Ti credi davvero un grande stratega mentre tutti gli altri sono stronzi?»), la sostanza politica era analoga. E cioè il «fastidioso» dinamismo di Capezzone, non disgiunto da una certa vanità - e fortuna - mediatica. Animatore del gruppo trasversale dei volenterosi e demolitore della politica economica del governo, Capezzone ormai «balla da solo». E si atteggia a playmaker riformatore.
Difficile, in una squadra in cui gioca un pivot come Pannella.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it