Capigruppo confermati, il leader fa fuori Bersani

Deve aver pensato al grande Bartali, «l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare», Dario Franceschini. Che, dopo aver azzerato il coordinamento e dimissionato l’intero governo ombra, ha fatto una fuga in solitaria, decidendo l’organismo che guiderà il Pd «in solitudine», «senza trattare con nessuno» e «in fretta, perché mancano solo cento giorni alle europee». La nuova segreteria sarà composta da nove persone rappresentanti «dei territori», alle quali si aggiungeranno periodicamente i 20 segretari regionali, come avverrà oggi pomeriggio nella prima riunione dell’organismo. Oltre al segretario, ci saranno il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente della Provincia di Rieti Fabio Melilli, i segretari del Pd in Lombardia e a Siena Maurizio Martina e Elisa Meloni, la parlamentare Federica Mogherini e il consigliere regionale siciliano Giuseppe Lupo. Se Giuseppe Fioroni lascia la dirigenza dell’organizzazione a Maurizio Migliavacca, ma, ha garantito ieri lo stesso Franceschini, verrà «ripescato» nei dipartimenti, resta a bocca asciutta chi, della «vecchia guardia», sperava di ritagliarsi un ruolo nuovo. Primo fra tutti il grande oppositore di Walter Veltroni, Pierluigi Bersani, che ha visto sfumare la possibilità di sostituire Antonello Soro alla guida del gruppo alla Camera. L’idea era quella di riequilibrare i rapporti fra ex Ds ed ex Margherita, ma avrebbe scatenato una guerra intestina anche al Senato, dove Francesco Rutelli avrebbe dovuto sostituire Anna Finocchiaro. Ieri Franceschini s’è tolto d’impiccio con una battuta secca: «Non spetta a me. Sono stati eletti dai gruppi e hanno lavorato bene. Quindi non vedo il motivo di inserire elementi di instabilità. Del resto nessuno mi ha posto il tema delle presidenze dei gruppi».