Capirossi giovedì già in pista Melandri resta in ospedale

Ma Marco ci prova: un giorno in più in clinica, poi l’aereo per l’Olanda. Agostini: «Salvati dai nuovi materiali»

Nanni Scaglia

da Barcellona

Stanno tutti più o meno bene. Marco Melandri, Loris Capirossi e Sete Gibernau, sopravvissuti al terribile incidente di domenica al via del Gp della Catalunya, hanno passato una notte relativamente serena e già pensano a quando tornare in sella. Capirossi lo farà sicuramente giovedì ad Assen, per la prima giornata di prove del Gp d'Olanda, mentre Melandri deciderà solo tra qualche giorno, ma è molto probabile che ci sarà. Marco ha chiesto di passare un'altra notte in ospedale a Barcellona per stare più tranquillo e questa mattina volerà verso Amsterdam assieme al dottor Claudio Costa. «Ho dormito abbastanza bene - ha detto -: mi fa male il collo, ma la situazione è migliore di quanto mi aspettassi».
Gibernau, invece, non sarà sicuramente al via; ieri lo spagnolo ha effettuato un'altra risonanza magnetica, che ha dato esito negativo, e oggi verrà operato alla clavicola sinistra dal professor Myr. Probabilmente tornerà in sella per il Gp di Germania del 16 luglio, ma c'è una piccolissima possibilità anche per la corsa inglese in calendario il 2 luglio. Insomma, l'incidente ha comunque lasciato delle tracce, ma vista la dinamica si può tranquillamente dire che è andata bene. Molto bene.
Solo fortuna o anche sicurezza dell'abbigliamento dei piloti? Senza dubbio domenica c'è voluta tanta buona sorte perché l'impatto non si trasformasse in tragedia, ma i materiali hanno sicuramente dato una mano. Lo conferma il più grande di sempre, Giacomo Agostini: «Il progresso nei materiali, ma anche le vie di fuga, hanno evitato il dramma». Nell'incidente è stato soprattutto il casco a salvare Gibernau, Melandri e Capirossi, che hanno picchiato duramente contro l'asfalto. Costruito in vetroresina, un casco pesa tra 1.350 e 1.500 grammi ed è identico in tutto e per tutto ai modelli più costosi (da 450 euro in su) che si trovano normalmente in commercio. I piloti lo personalizzano con la propria grafica e con un'imbottitura il più aderente possibile alla faccia e alla testa, ma il resto è tutto di serie. Fondamentale è anche la tuta di pelle, materiale resistente, ma che non provoca ustione in caso di sfregamento prolungato contro l'asfalto. Sotto la tuta, i piloti indossano un paraschiena, una sorta di conchiglia in materiale plastico, montata su una base spugnosa, che riproduce e protegge la colonna vertebrale: ecco perché se un pilota picchia forte o striscia la schiena sull'asfalto non si fa generalmente male. Nella zona delle spalle, dei gomiti e delle ginocchia, le tute hanno delle protezione interne in schiuma assorbente e delle placche esterne generalmente in titanio o altro materiale che possa scivolare a contatto dell'asfalto, senza impuntarsi. Anche per i guanti e gli stivali viene utilizzata la pelle, con rinforzi generalmente in fibra di carbonio per le nocche delle dita, e in plastica dura o altri materiali per tibia e malleolo. Le protezioni devono essere abbondanti, senza impedire i movimenti, altrimenti diventano dannose, come spiega il dottor Costa: «Il corpo deve muoversi liberamente, non bisogna chiuderlo dentro un'armatura. Se metti un collare a un gatto, muore impiccato...».