Capirossi: «Solo i miei trionfi rendono felici tutti gli italiani»

Loris: «La gente mi ama, guido una Ducati e un nostro trionfo ne vale 10 di chi è in sella a moto straniere. Biaggi vuole il mio posto? Credo che il team preferisca il sottoscritto»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato al Mugello

Loris scatena un tifo trasversale e non perché sia un fine politico o un abile diplomatico dei motori. Se i fan di Rossi odiano Biaggi, se quelli di Biaggi odiano Rossi, entrambi gli schieramenti di fan stravedono per Loris. La pozione magica che garantisce questa «grosse koalition» del tifo è stata svelata dallo stesso Loris più e più volte. Perché la pozione magica altro non è che il suo coraggio, coraggio messo in mostra su ogni circuito, in ogni condizione, con un braccio rotto, una clavicola lussata, persino con un polso a pezzi ingessato - non è leggenda - sul manubrio, pur di correre quelle fottutissime qualifiche (Donington 2000). Di fronte alla sua capacità di fregarsene del dolore e del pericolo, s'inchinano persino Valentino, Melandri. Anche Biaggi s'inchinava.
Per questo, quando Capirossi firmò per la Ducati, nazionale rossa a due ruote, tutti i tifosi dell’italmoto, i suoi come quelli di Rossi e Max e Melandri, sorrisero e applaudirono uniti e compiaciuti. Per questo, oggi, Loris dice: «Se io conquistassi il mondiale in sella alla Ducati, sarebbe una rivincita per tutti gli appassionati del nostro Paese, che in fondo non vedono l'ora che un italiano su italiana sconfigga le moto giapponesi».
Anche se stravedono per altri piloti? Lei è davvero sicuro che applaudirebbero il suo mondiale?
«Sì, perché la mia vittoria con una Ducati avrebbe dieci volte il valore di un mondiale vinto su una moto straniera. E questo è un sentimento comune a tutti i tifosi».
E quanto vale per lei il Gp del Mugello?
«Mettiamola così: io, Valentino e Melandri, qui, siamo tutti e tre disposti a buttarci giù da un muro pur di vincere questa gara. È un appuntamento troppo importante per tutti noi, e per me di più: perché è vicino a casa, perché è vicino alla sede della Ducati».
Tornando alla lotta per il mondiale: lei e Melandri seguite, a 4 punti di distanza, il leader del campionato Hayden. Crede davvero nel titolo?
«Eccome. Mi sento decisamente in lotta e ho i motivi per esserlo. Rispetto agli anni scorsi, riusciamo ad andare bene anche su circuiti in cui piombavamo puntualmente in crisi. Siamo competitivi sempre, questa è la realtà».
E la nidiata di baby piloti di talento: un nome, Pedrosa?
«Sono bravi, e Daniel è bravo. Ci voleva un cambio generazionale, era nell'aria. Io sono vecchietto ma mi diverto ancora (ha 33 anni) e con loro, magari, trovo più stimoli».
La crisi di Rossi in questo avvio di campionato?
«Ha solo incontrato delle difficoltà. D'altra parte ha due gambe e due braccia anche lui, mica viene da un altro pianeta».
Sì, però ci sono i nuovi giovani talentuosi, magari ha avuto qualche distrazione durante l'inverno, ha fatto test meno intensi pensando alla F1...
«Ma no. Ha fatto tutto come al solito: ha solo avuto dei problemi di affidabilità. Ma se capita a lui è la fine del mondo. Però non diciamo che si è distratto con la F1: è un serio professionista. Quest'inverno ha sempre mantenuto alta l'attenzione anche sulla sua moto».
Loris, per quanto ancora ha voglia di correre?
«Sicuro, per un paio di anni».
E quando scade il suo contratto con la Ducati?
«Alla fine del 2006».
Biaggi si è offerto alla Ducati. Che cosa ne pensa?
«Max l’ho visto domenica scorsa a Montecarlo. E abbiamo parlato un po’. Comunque, che facciano un po’ loro (loro la Ducati). Ma credo che preferiscano tenere il sottoscritto».