La capitale dell’acquisto rateale

Oltre il 65 per cento dei cittadini capitolini ricorre al cosiddetto credito al consumo per i propri acquisti

Virginia Polizzi

I romani sono tra i cittadini più indebitati d’Italia, secondi solo ai palermitani. E Roma, rispetto al mercato nazionale, è la città che copre il volume maggiore dei finanziamenti a rate. Questo, anche perché le rate vengono sempre più concepite come forma di pagamento e non di indebitamento. Quindi, nella Capitale 65 persone su 100 (considerando solo i maggiorenni) hanno scelto di avere un debito. Per una cifra che in media è di 4326 euro. I dati sono stati presentati ieri mattina dal gruppo Crif-Prestitempo (una divisione della Deutsche Bank) in occasione dell’apertura di un nuovo sportello di credito al consumo.
Ma andiamo con ordine. Secondo le statistiche Roma è la città che più ricorre al cosiddetto credito al conusmo nel mercato nazionale, con una percentuale che sfiora l’8 per cento e oltre 2 milioni di pratiche aperte. Circa 300mila in più di Milano, 600mila in più di Napoli, il doppio di Torino e quasi il triplo di Palermo. Ma se si considera la percentuale di cittadini debitori in ogni città, sul podio al primo posto si trovano i palermitani (il 73 per cento di loro ha un debito), seguiti dai romani (65 per cento) e dai napoletani (59,33). «Il mercato dei prestiti a rate continua a crescere - afferma Massimiliano Becheroni responsabile di Prestitempo -. Sempre più persone infatti lo considerano un modo per alleggerire i bilanci familiari. Una forma alternativa di pagamento quindi e non più di indebitamento». Ormai la maggior parte dei romani, e degli italiani, quando compra chiede le rate non perché non abbia i soldi, ma perché lo ritiene più comodo. Rate per comprare un’auto. Rate per comprare un divano o una televisione. Ma negli ultimi anni rate anche per iscriversi in palestra o andare ai Caraibi. «C’è chi chiede le rate anche per un cellulare di 60 euro - dice Becheroni -. Tredici euro al mese per sei mesi con un tasso del 24 per cento». Il ventiquattro per cento! «Si perché - continua - quello che le persone guardano non è più il tasso di interesse (che è tanto più alto quanto è basso il prezzo dell’oggetto acquistato) ma il valore della rata». Cioè effettivamente quanti soldi al mese devono sborsare. E non importa se alla fine dei conti si regalerà al negoziante o all’istituto di credito 18 euro per un cellulare di 60.
Ma il Consumi (Centro per il diritto del cittadino) lancia l’allarme e nei dati presentati da Crif-Prestitempo intravede «l’ombra dell’usura». Ivano Giacomelli, segretario nazionale, infatti ha dichiarato che: «La situazione dei cittadini laziali è delle più rischiose d’Italia poiché, oltre a rivolgersi troppo spesso agli istituti di credito, sono secondi solo alla Lombardia per numero di protesti». «L’anno scorso nel Lazio, secondo i dati forniti dall’Agenzia delle entrate - continua Giacomelli - ci sono stati 281mila protesti, questo vuol dire che il 5,2 per cento dei cittadini laziali è protestato».