LA CAPITALE DEL GUSTO

Oggi ci occupiamo del Mito. Quello con la M maiuscola. Anzi, con la S maiuscola. S come Sassicaia. Se è vero che, come dicevano i romani, semel in anno licet insavire, oggi facciamo la botta di vita e parliamo del più celebre rosso italiano. E ci perdoni chi, per rispettabilissima filosofia pensa che spendere 130 euro (proprio così) per una bottiglia di vino sia una follia.
Follia forse, ma a che meraviglioso gusto. Il Sassicaia, infatti, prodotto dai marchesi Incisa della Rocchetta nella Tenuta San Guido a Bolgheri in 180mila bottiglie (insolita quantità per tale qualità), è un blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc che nella sua edizione 2003 è un vero manifesto della poetica contemporanea del vino: di un rubino categorico, al naso sciorina con calma il suo bouquet che ha nell’assortimento vegetale, nella nota salmastra data dalla vicinanza del mare e nella mineralità i suoi pezzi forti. Non è vietato però esplorare ancora per nuovi riconoscimenti. In bocca si comporta da par suo, sontuoso e morbido, potente e soprattutto inesauribile. Detto questo (e tanto si potrebbe aggiungere), si è poi liberissimi di spendere altrimenti la discreta sommetta di cui sopra.
Detto che Tenuta San Guido oltre alla bottiglia con la rosa dei venti in etichetta produce anche due second vin (Guidalberto e Le Difese), è bello aggiungere qualche parola sulla leggenda del Sassicaia, nato negli anni Sessanta un po’ per caso, venduto il primo anno nel chiosco dell’azienda sull’Aurelia, poi commercializzato in collaborazione con gli Antinori e quindi reso davvero grande dall’enologo Giacomo Tachis. Oggi il Sassicaia è il padre nobile dell’enologia «internazionale» in Italia, di moda al punto da aver spinto molti produttori ad adottare il suffisso in «-aia» come garanzia di qualità. Tanto può il mito.