LA CAPITALE DEL GUSTO

Una splendida bacca, arancione e traslucida: proprio in questi giorni il Cachi, giunto a perfetta maturazione, fa il suo ingresso sui banchi del mercato. Con una goccia di cognac la dolce cremosità della sua polpa si trasforma in un dessert sano e veloce da preparare. Tuttavia la «mela d’Oriente» (originaria della Cina meridionale) possiede molte altre qualità, tanto che in Giappone, da sempre, viene chiamato l’«albero delle sette virtù»: lunga vita, grande ombra, elegante profilo ornamentale, legno duro e inattaccabile dai tarli (vi si realizzano le mazze da golf), ottimo per il caminetto, alto potere concimante delle sue ceneri. Persino il decotto delle sue foglie combatte l’insonnia e l'olio di kaki ha recentemente attirato l’attenzione del mondo scientifico per le proprietà anticancerogene e antivirali. Viene usato anche nella cosmesi per la cura della pelle. Dal punto di vista nutrizionale, il frutto è ricco di vitamina A, di Betacarotene e pigmenti flavonici, inoltre la presenza del potassio (170mg/100g) risulta importante per la diuresi. L’alto contenuto di zuccheri ne fa un frutto decisamente energetico, adatto soprattutto per bambini e sportivi, meno adatto per chi soffre di ipercolesterolemia e obesità. Il cachi è anche detto l’«albero della pace» perché fu l’unica pianta superstite del bombardamento atomico di Nagasaky.Era il 1692 quando il principe di Misilmeri, in Sicilia, coltivò il primo albero nel suo orto botanico, ma solo intorno alla metà dell’800 la pianta cominciò a essere sfruttata per scopi alimentari e il primo impianto industriale comparve non prima del 1916. Un frutto che occorre gustare nel momento della perfetta maturazione, pena la spiacevole sensazione «allappante» provocata dall’alto contenuto di tannini. Problema che si può risolvere riponendo i cachi ancora acerbi accanto a mele o pere, le quali, emettendo etilene, ne aiutano la maturazione trasformando i tannini in zuccheri. Andrea Cionci