Capitali in Liechtenstein: il Fisco trova 120 evasori Sanzioni per 240 milioni

L’indagine fiscale sui depositi
esportati illegalmente da contribuenti italiani va avanti: l’Agenzia delle Entrate ha nel mirino 120 nomi, individuato 170 milioni di evasione e richiesto, tra imposta evasa e sanzioni, 240 milioni
di euro

Roma - L’indagine fiscale sui depositi esportati illegalmente in Liechtenstein da contribuenti italiani va avanti: l’Agenzia delle Entrate ha focalizzato l’attenzione su 120 nomi, individuato 170 milioni di evasione e richiesto, tra imposta evasa e sanzioni, 240 milioni di euro. I versamenti già effettuati ammontano a 30 milioni. Il bilancio spiega il "numero due" dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlando, "è però provvisorio": gli ispettori fiscali proseguono le indagini gli importi evasi e quelli richiesti potrebbero lievitare ancora. "Partite grosse - afferma - sono ancora aperte".

Le richieste del fisco sono di gran lunga superiori agli importi per ora accertati: rispetto ai 175 milioni di evasione, le imposte evase ammontano a 75 milioni, ma le sanzioni, pari a 165 milioni, portano l’importo a 240 milioni. "E ora - spiega Rossella Orlandi - con le nuove sanzioni si andrebbe al raddoppio". Il lavoro, che prosegue, "con determinazione" ha riguardato in prima battuta l’individuazione dei contribuenti. La lista originaria conteneva 156 nomi, che furono pubblicati anche dai mass media nel marzo 2008: da imprenditori a pensionati, da professionisti a cantanti, spesso accompagnate da precisazioni e smentite. Il parlamentare Rocco Buttiglione spiegò pubblicamente che aveva lavorato a Svalduz e quindi che nel passato aveva avuto un conto nel Liechtenstein.

"Ma il suo nome - dice la 'numero due' dell’accertamento delle Entrate - non è mai stato nella lista. Lo posso dire con assoluta certezza. I nomi presenti - aggiunge - non sono famosissimi e io nomi non ne faccio, anche perché questa non è una questione di gossip ma di un sistema. C’era un parte di evasori , appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle professioni, che trasportava una parte del patrimonio in un paradiso fiscale".

Dopo una scrematura (alcuni erano contribuenti stranieri, altri avevano già utilizzato il primo scudo fiscale "per valori ingenti"), la lista si è ridotta e l’attenzione si è ora concentrata su 120 posizioni. "Abbiamo ricostruito redditi personali, di gruppi societari, di famiglie - spiega la Orlandi - Prima ha lavorato una task force di 10 funzionari, poi sono state coinvolti gli uffici sul territorio. Quindi è stata coinvolta la Guardia di finanza per la parte giudiziaria".

L’inchiesta penale, riguardante la lista, si è chiusa. Ma non è così per quella fiscale. "Abbiamo ricevuto la lista in base ad accordi internazionali di scambio di informazioni, in base a norme internazionali che vengono anche supportante dalle indicazioni europee per la lotta ai paradisi fiscali. - spiega la Orlandi - La lista ci è arrivata spontaneamente da un Paese e stiamo andando avanti". Anche perché la nuova legislazione ha previsto per l’esportazione di capitali all’estero l’inversione dell’onere della prova. E questo dà maggiore forza ai controlli. "È una norma recente - spiega la Orlandi - ma è procedimentale e quindi vale anche per il passato".