Capitalia, Abn Amro in regia per il ritorno di Ripa di Meana

Legali al lavoro, Manodori prudente. Ma la Borsa punisce Amsterdam per il freno a Tci

da Milano

In settimana Vittorio Ripa di Meana dovrebbe riafferrare le redini del patto, ma i grandi soci di Capitalia proseguono il lavoro diplomatico per evitare ricadute sull’armistizio firmato giovedì scorso tra l’ad Matteo Arpe e il presidente Cesare Geronzi. Ambasciatore delle trattative è Abn Amro (8,6% sindacato) che nel frattempo ha trovato protezione presso la banca centrale olandese contro gli attacchi degli hedge fund. Una contingenza singolare per Rijkman Groenink che, poco più di due anni fa, aveva combattuto duramente contro l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio per strappare Antonveneta dalle mani della Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani.
Questa volta, pur con tutti i distinguo rispetto alla vicenda giudiziaria che ha scosso il sistema del credito nazionale, è Abn ad essere a rischio scalata. Ma davanti all’ipotesi di uno spezzatino avanzata da Tci, il banchiere centrale Nout Wellink ha evidenziato come il fondo londinese sia andato troppo in là, specificando che se gli hedge volessero esercitare diritti di voto superiori al 10%, dovrebbero chiedere l’autorizzazione. Agli occhi di Wellink quello di Tci, che in sostanza chiede di vendere per aumentare i propri guadagni, costituirebbe un precedente pericoloso per il sistema del credito europeo ma il distinguo è stato poco gradito alla Borsa di Amsterdam, dove Abn ha ceduto l’1,7% a 27,46 euro.
Tornando alla ricomposizione del vertice di Capitalia, i legali del patto, a partire da quelli vicini ad Abn, sono attualmente impegnati nella stesura di un documento che riconosca la correttezza delle azioni di Ripa di Meana. L’avvocato ha posto come condizione per tornare in sella l’«unanimità» ma i soci sono attenti a evitare qualsiasi atto che possa apparire una censura ad Arpe. La decisione è attesa in settimana ma, secondo alcuni osservatori, la prudenza potrebbe provocare uno slittamento a dopo il weekend così da lasciare stemperare le divergenze. A pesare appare anche l’orientamento della Fondazione Manodori che, dopo il confronto di ieri in consiglio, avrebbe chiesto la convocazione formale del patto, parasociale anche in videoconferenza, ritenendo insufficiente l’attuale giro di consultazioni informali. Contingenza che renderebbe comunque necessarie almeno altre 48 ore per chiudere definitivamente la vicenda.
Nel frattempo Arpe proseguirà da Londra il road show internazionale sul bilancio 2006. Complice la cautela espressa da Crédit Suisse e Jp Morgan sullo scontro al vertice, ieri Capitalia ha vissuto una giornata nervosa in Piazza Affari (meno 0,92%, a 6,79 euro). Controcorrente Euromobiliare che ha consigliato di puntare sul titolo nella convinzione di un accresciuto appeal speculativo. Da capire rimane, infatti, quale sarà la strategia di Geronzi in un panorama italiano dove una delle poche alternative sul tavolo appare avvicinarsi a Unicredit.