Capitalia allarga il patto, obiettivo crescita

Abn e Fonsai pronte a comprare ma Amsterdam guarda ad Antonveneta e si tiene una via di uscita

Massimo Restelli

da Milano

Matteo Arpe accoglie la Fondazione Banco di Sicilia tra i grandi soci di Capitalia imprimendo al gruppo una ristrutturazione che porterà all’«assorbimento» di Fineco e a riacquistare l’intero capitale di Mcc. Le due operazioni, per un valore complessivo di 1,68 miliardi, sono parte integrante del piano industriale 2005-2007 che l’amministratore delegato ha illustrato ieri agli analisti sottolineando la volontà di proseguire la crescita interna con 300 nuovi sportelli in due anni. Dopo aver ribadito il valore industriale dell’operazione (100 milioni il contenimento dei costi atteso nel triennio), Arpe ha snocciolato le previsioni del gruppo: i ricavi cresceranno del 6% all’anno (5,9 miliardi nel 2007) a fronte di un Roe del 16% (5% nel 2004), di un risultato lordo al 15% e di un Core Tier 1 (uno dei parametri centrali per una banca) al 7%.
Strategie che hanno incassato il plauso del Financial Times mentre Arpe si diceva «molto soddisfatto» sulla semestrale lasciando prevedere una «evoluzione del dividendo» visto che il pay out resterà pari al 50 per cento. Al termine della semplificazione, che prevede una newco per gli acquisti (Capitalia Solutions) e 20 milioni di risparmi per i sistemi informativi, saranno cinque le aree di business sotto alla holding. Capitalia offrirà 5 azioni di nuova emissione ogni 3 titoli Fineco (il premio è del 4% rispetto a lunedì e del 9% sull’ultimo mese) con un concambio che valorizza 1,3 miliardi l’attuale 54% flottante. Il progetto sarà sul tavolo dei Cda a settembre (a novembre l’assemblea) insieme alla mossa con cui la capogruppo punta a tornare in possesso dell’intera Mcc, scambiando 11 azioni ogni 3 titoli della controllata (1,6 miliardi il valore complessivo). Le due operazioni, accompagnate a un giro di poltrone che ha portato Fabio Gallia alla guida della Banca di Roma, “regaleranno” 1,5 miliardi di capitalizzazione a Capitalia (meno 0,49% in Borsa) con una diluizione dei soci.
Nel salotto buono è entrata la Fondazione Banco di Sicilia con il 2% (3,2% la quota complessiva), cui sarà riservato un posto del Cda allargato a 21 consiglieri, spingendo il patto, rinnovato fino al luglio 2008, dal 29,45% al 31,45%; cui si aggiunge il 3% non sindacato di Lehman. La prospettiva di ripristinare l’attuale situazione è stata condivisa da «quasi tutti i soci» ha sottolineato Arpe. A partire da Fonsai («La nostra intenzione non è quella di diluirci» ha detto l’ad Fausto Marchionni) e da Abn Amro con cui i rapporti sono «molto buoni».
Gli olandesi sono intenzionati a risalire al 9% anche se il presidente Rijkman Groenink ha specificato come la scelta sia subordinata all’evoluzione della situazione italiana e dello scontro con la Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani per il controllo di Antonveneta (anche i nuovi sportelli di Capitalia sono concentrati nel Nord est). Ecco perché Abn ha mantenuto la possibilità tra 18 mesi di vendere ai consoci o a un investitore indicato dal patto.