Capitalia alza il velo su conti e strategie

Marcello Zacché

da Milano

Potrebbero essere più di 900 i milioni di utile di Capitalia nel 2005, tre volte quelli del 2004. E oltre 5 i miliardi di ricavi. Si vedrà stamattina, a Milano, quando Matteo Arpe, amministratore delegato, presenterà alla comunità finanziaria il bilancio del gruppo. E parlerà di strategie. Anche se un accenno diretto all’ipotesi di un progetto con Banca Intesa è inimmaginabile.
Mentre il bollettino del risiko bancario ieri non ha registrato novità, l’attenzione è tutta concentrata sui conti di Capitalia. Approvati ieri sera (ma i dati verranno comunicati al mercato all’alba di oggi, in stile anglosassone) dal primo cda ordinario non guidato dal presidente Cesare Geronzi, «interdetto» dall’altro ieri e per due mesi dal tribunale di Parma a svolgere le sue funzioni. Una menomazione che pesa su Capitalia soprattutto in termini di immagine. Oggi se ne avrà l’esatta misura, ma di certo, fino ad ora, l’incidente non ha modificato né punto né poco la posizione della banca, che continua a trasmettere la mercato la compattezza con la quale il gruppo dirigente si stringe intorno al lavoro di Arpe.
I conti di Capitalia, al di là dei numeri, rappresentano un momento importante: non senza esserne orgoglioso, Arpe arriva primo tra i grandi a presentare il bilancio annuale. Idealmente, dunque, si apre proprio oggi la stagione del risiko, visto che non c’è un documento più prezioso del bilancio per valutare la forza e la potenzialità di una banca: da domani Capitalia potrà essere «vivisezionata» in lungo e in largo per capirne il valore. Poi toccherà alle altre: il 6 marzo Banca Intesa presenterà il preconsuntivo, il 22 toccherà al bilancio di Unicredito, l’indomani a quello del Sanpaolo. Mentre il gioiello della finanza nazionale, le Generali, presenteranno il 6 marzo il loro piano industriale, il 23 il bilancio.
Di qui alla fine dell’inverno il quadro sarà completo e le mosse sul risiko bancario potranno avere maggiore consistenza di quanta non ne abbiano avute finora. Anche perché, chiusa questa fase, ci saranno le elezioni politiche. E l’impressione, accreditata proprio ieri da un banchiere bene informato sui fatti, è che «le operazioni importanti ci saranno», ma per ogni dossier, ogni schema, ogni progetto bisognerà aspettare di conoscere «i nuovi equilibri politici».
Tra questi progetti, come noto, c’è un possibile asse Intesa-Capitalia. Congelato, nei fatti, dalle vicende che riguardano Geronzi, ma che in ogni caso resta il più suggestivo. Soprattutto per le implicazioni sul sistema finanziario nazionale: Capitalia è socio di Mediobanca che controlla Generali, laddove Intesa è il partner bancario di Generali.
Per questo, almeno per ora, sembra che sia proprio la Banca Intesa di Giovanni Bazoli il cuore del risiko. Sembra che i giochi si debbano fare passando da Brescia. Anche se c’è chi giura che l’altro socio forte di Mediobanca, Unicredito, il soggetto fino ad adesso più tranquillo perché forte dei suoi successi in terra di Germania, non avrà alcuna intenzione di stare a guardare. E, prima o poi, lo farà sapere.