Capitalia: buoni conti, ma tregua a rischio

da Milano

Matteo Arpe non aveva ancora finito di parlare, a Milano, di «forte coesione» nel vertice come della chiave per il successo di Capitalia, che da Roma il presidente del patto di sindacato dei grandi soci, Vittorio Ripa di Meana, annunciava le sue dimissioni. In polemica proprio con Arpe. Il che, nel giorno deputato per mettere alle spalle il violento scontro di questa settimana tra l’amministratore delegato e il presidente Geronzi, suonava particolarmente stonato. Se non addirittura un segnale che la tregua al vertice rischia di essere tale solo di facciata, troppo profonda la frattura per essere rimarginata senza conseguenze.
E dire che l’occasione per non parlarne più, volendo, c’era eccome, rappresentata dalla presentazione al mercato dei risultati del 2006. Un bilancio ancora record, con un utile netto di 1.162 milioni, in crescita del 12%. Profitti spinti da una crescita dei ricavi del 7% a 5,5 miliardi, più dovuti al margine d’interesse (+12%), che alle commissioni (+3%). Ma soprattutto da quello che Arpe ha definito «il dato più importante»: la crescita dei clienti e delle quote di mercato del gruppo bancario. La presentazione agli analisti si è tra l’altro conclusa con un lungo e irrituale applauso tributato all’ad. Mentre in Borsa il titolo ha ceduto lo 0,7% a 6,85 euro.
Arpe più tardi, nella conferenza stampa, si è ben guardato dal rispondere alle domande più spinose sui rapporti con Geronzi, con Abn, con il Santander. «È molto importante - ha detto - che nel prossimo periodo tutto ciò sia alle spalle per poter trovare internamente una forte coesione dopo quanto è accaduto. Il segreto del successo della banca dipende dalla coesione tra presidente e ad». Nessun chiarimento sui contenuti della conversazione di giovedì mattina con Geronzi: cosa si siano detti, i due, per sancire la pace rimane almeno per ora un segreto. Mentre «nessuna» modifica è stata apportata alla ripartizione delle deleghe tra il presidente e l’amministratore delegato di Capitalia, ha detto Arpe.
Quello che ha parlato è stato invece Ripa, presidente del patto che giovedì si era adoperato per la ricomposizione al vertice. E che ieri ha dato le dimissioni. Arpe ha accusato Ripa di aver voluto anticipare una decisione del cda nel proporgli di dimettersi prima della riunione del consiglio. Ma secondo Ripa, «io gli avevo detto della riunione del Patto, dell’ordine del giorno, e del limite delle ore 12». Aggiungendo una previsione di esito sfavorevole. E Ripa parla anche delle motivazioni che hanno indotto Geronzi e i soci del patto a rientrare dal proposito di revocare le deleghe ad Arpe: «Sono convinto che il titolo non sarebbe crollato se Arpe si fosse dimesso. Ma fra i pattisti ha prevalso la convinzione che le deleghe a Paolo Cuccia sarebbero state interpretate come il primo passo della conquista di Abn Amro, e quindi del fatto che Capitalia non sarebbe stata più contendibile. E questo avrebbe potuto danneggiare il titolo più che l’uscita di Arpe».
Ora Ripa auspica che il patto si esprima in fretta sulle sue dimissioni da presidente. Entro l’inizio della prossima settimana: «Se mi si dice che Arpe ha sbagliato», sottolinea l’avvocato, «ne sono felice e sono disponibile a tornare al mio posto. Se i soci non vogliono farlo, si sceglieranno un altro presidente».