Capitalia: Consob chiede lumi a Santander

da Milano

La Consob è ieri intervenuta per chiedere chiarezza sulle intenzioni dei gruppi francesi e spagnoli indicati come forti azionisti di Capitalia. Secondo voci di mercato, il Banco di Santander, insieme con la cordata di soci transalpini guidata da Vincent Bollorè, conterebbero su un pacchetto complessivo vicino al 10% del gruppo romano. Il gruppo Bollorè in una nota, ha risposto di «non detenere e di non avere mai detenuto una partecipazione superiore al 2% in Capitalia, circostanza che l’avrebbe portata al superamento di una soglia rilevante» e «di non essere associato con altri per il possesso di titoli Capitalia». Mentre in serata non era ancora giunta la nota del Santander.
La mossa della Commissione è arrivata dopo due giorni di molte indiscrezioni sui progetti degli investitori stranieri chiamati per «difendere l’indipendenza e l’italianità», come ha detto Bollorè, di Capitalia e di Mediobanca, che controlla la maggioranza relativa di Generali.
A meno di tre mesi dall’assemblea per il rinnovo dei vertici della compagnia triestina, le grandi manovre sembrano avviate e, in questa fase, fanno leva su Capitalia. Ieri il presidente Cesare Geronzi, dopo aver negato di aver parlato con Botin e Bollorè, si è detto «soddisfatto» dell’interesse mostrato dal Santander e del finanziere francese. Poi ha aggiunto che sarà «inevitabile incontrarsi» con Botin e ha lasciato intendere di voler sentire Bollorè. In ogni caso facendo intendere di essere d’accordo con l’obiettivo degli stranieri di garantire l’indipendenza del gruppo romano.
Qualche ora dopo, però, l’ad della stessa Capitalia, Matteo Arpe, esternava un sentimento diverso rispetto all’intervento straniero. Parlando a 300 studenti dell’Università Roma3, Arpe ha fatto un accenno storico ben preciso: «Non vorrei che la storia si ripetesse come quella di Ludovico il Moro e la chiamata dei francesi». Un riferimento alle vicende italiane a cavallo fra il 1400 e il 1500 quando si pensò di risolvere la litigiosità fra le varie signorie della penisola chiedendo aiuto dall’estero. Un po’ come Geronzi avrebbe ora intenzione di fare per Capitalia.
Di certo, per Arpe, si è trattato di un segnale di insofferenza per gli attacchi arrivati da più parti in questi mesi. Aventi tutti come obiettivo quello di mettere l’ad contro il suo presidente. E viceversa. Una divisione che invece lo stesso Arpe ha voluto negare, mandando piuttosto un segnale distensivo e rassicurante al tempo stesso: «C’è la volontà del presidente e dell’amministratore delegato a dare continuità all’azione svolta per garantire l’indipendenza e l’italianità del gruppo». Se questo produrrà in futuro un migliore «coordinamento» tra le azioni di presidente e amministratore delegato o se, al contrario, i due continueranno ad apparire in contrasto tra loro, si vedrà nei prossimi tempi.
Di certo, da ieri, è chiaro che sul rientro in Italia del Santander (appena uscito da Intesa Sanpaolo) e sull’asse con i francesi si giocherà la partita del riassetto di Mediobanca-Generali e di Capitalia nei prossimi mesi.