Capitalia e Mps: Riscossione in gioco

Si gioca attorno a Capitalia e Mps la partita del fisco sulla riscossione delle imposte. La questione prende le mosse dalla Finanziaria 2006 che ha riformato il sistema attraverso il quale lo Stato incassa le tasse, che presto sarà gestito da una società ad hoc costituita dal ministero dell'Economia, Riscossione spa. Questa nuova società per azioni riporterà così sotto l'ombrello pubblico l'attività oggi svolta dalle banche in qualità di «concessionarie» dello Stato.
Ma la strada, al momento, appare tutta in salita. Banca di Roma e Monte dei Paschi di Siena, infatti, gli istituti che hanno la fetta del mercato più grande in questo settore, non hanno ancora trovato l'intesa col Tesoro sul prezzo che la neo-società del ministero dell’Economia pagherà alle banche per rilevare le esattorie. «Servizio» che pesa sui conti degli istituti (una quarantina i gruppi interessati) sempre più desiderosi di liberarsene. Per le banche, però, non è tempo di saldi. L'ultimo atto del braccio di ferro col ministero risale a ieri: in mattinata c'è stato un vertice tra rappresentanti del mondo del credito ed esponenti delle Entrate.
Tutt'altro che casuale la sede dell'incontro. Le banche hanno scelto di giocare in casa invitando la «controparte» in una sede capitolina (via Napoli) del gruppo guidato da Matteo Arpe. Anche se la riunione era stata convocata dall'Agenzia delle entrate, con l'auspicio di sciogliere definitivamente i nodi ancora irrisolti. La partita è stata rinviata ancora una volta ai tempi supplementari poiché l'operazione è «decisamente complessa e impegnativa».
In particolare, per quanto riguarda Banca di Roma e Mps, Riscossione spa dovrà acquistare non la maggioranza del capitale della società concessionaria, ma lo specifico ramo d'azienda. Fare il prezzo, in questo caso, è molto più complicato. E le banche non mollano.