Capitalia, a gennaio i soci decidono la sorte di Geronzi

Convocata l'assemblea sulla revoca. Arpe: «Tutto normale». Abn: «Vedremo il da farsi». Venduta la quota del 2% di Intesa

da Milano Capitalia cerca la strada per ritrovare la normalità. Una strada lunga poco più di un mese, di qui al 19 gennaio prossimo, quando sarà l’assemblea dei soci a decidere il futuro di Cesare Geronzi, presidente che incarna in qualche modo l’identità storica della ex Banca di Roma. Così è stato deciso dal consiglio d’amministrazione (il primo dopo il recente rinnovo), che in seguito alla condanna in primo grado di Geronzi per il crac Bagaglino-Italcase lo ha prima confermato alla presidenza, per poi sospenderlo gioco-forza, in attesa di una pronuncia dell’assemblea. Il che, per Capitalia, equivale a dire il patto di sindacato, essendo quest’ultimo composto dai 17 soci che insieme rappresentano il 31% del capitale del gruppo bancario. Il patto si riunirà poco prima dell’assemblea per decidere su Geronzi. E se dal quartier generale si tende a diffondere messaggi tranquillizzanti, dal principale socio del patto, gli olandesi di Abn, arrivano invece segnali diversi. Il responsabile per l'Italia, Huibert Boumeester, ieri a Padova, ha detto che ogni decisione circa la fiducia a Geronzi sarà presa più avanti. Aggiungendo, come a segnalare che con il presidente sospeso di Capitalia ci sia ancora qualche frizione, che Abn Amro non ha mai proposto una fusione con Capitalia, diversamente da quanto dichiarato pubblicamente dallo stesso Geronzi qualche tempo fa. Il ruolo del «pompiere» è spettato, come spesso accade, all’amministratore delegato Matteo Arpe, che ha sottolineato come tutte le decisioni di ieri siano state assunte all'unanimità, aggiungendo che «il management di Capitalia è compatto e coeso e sono certo che anche il patto di sindacato è coeso». Arpe ha poi detto che «tutto procede normalmente», riferendosi alla situazione nel management. E probabilmente anche alla posizione del gruppo sul fronte delle aggregazioni. Una posizione che ha visto Capitalia finora lontana dalle grandi operazioni. E da ieri anche simbolicamente libera di muoversi, avendo spezzato del tutto il legame con Banca Intesa: la quota del 2% che era stata rilevata in marzo per evitare una mossa ostile di Intesa, attraverso il meccanismo delle partecipazioni incrociate, è stata completamente venduta. Non senza un beneficio finanziario che si vedrà con il bilancio di fine anno. Ma che dovrebbe essere (al lordo delle coperture) nell’ordine di grandezza degli 80 milioni: 4,7-4,8 euro per azione il prezzo di carico del pacchetto nel marzo scorso, per un esborso di 560-570 milioni, e 5,3-5,4 la media di questi ultimi tre mesi, per un incasso di 640-650 milioni. A sostituire Geronzi, da ieri, secondo lo Statuto della banca subentra Paolo Savona, nominato vicepresidente (assieme a Paolo Cuccia) con il ruolo di vicario, essendo più anziano. Mentre sulla sospensione di Geronzi si esprimerà l'assemblea di gennaio secondo quanto previsto dal decreto del Tesoro del 1998 sui requisiti di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali delle banche: l'esponente non revocato dall'assemblea è reintegrato nel pieno delle sue funzioni. MZ