Capitalia: Geronzi resta Ok degli olandesi, dubbi dei soci reggiani

da Milano

Cesare Geronzi si avvia alla sua seconda riconferma alla presidenza di Capitalia in meno di un anno. L’assemblea del patto che controlla la maggioranza relativa (31% del capitale) del gruppo romano ha ieri esaminato la posizione di Geronzi e dei consiglieri Roberto Colaninno e Ernesto Monti, condannati dai Tribunali di Brescia per il crac Bagaglino-Italcase e di Milano (fallimento Trevitex, che riguarda Monti). E in tutti i casi il patto non ha ritenuto di mettere in discussione «il rapporto fiduciario con il presidente e i due consiglieri». La Borsa ha reagito come «al solito»: Geronzi è percepito come un ostacolo a operazioni straordinarie e il suo reintegro ha pesato sul titolo, che ha chiuso in calo dell’1,5% a 7,13 euro.
Tuttavia questa volta, a differenza della primavera scorsa (quando Geronzi venne riconfermato dopo una sospensione nell’ambito dell’inchiesta Parmalat), il patto non è stato perfettamente compatto: la Fondazione Manodori ha manifestato la propria astensione, pur allineandosi con il resto del patto in vista dell’assemblea di venerdì: il presidente del patto, Vittorio Ripa di Meana, voterà contro la revoca di Geronzi e gli altri consiglieri a nome del patto. Ieri, però Manodori (la Fondazione di Reggio Emilia, già grande socio del gruppo Bipop) ha tenuto a differenziare la propria posizione.
Una scelta che fonti locali attribuiscono al bisogno del presidente della Manodori, l’ex sindaco Ds Antonella Spaggiari, di dare visibilità alle contraddizioni interne all’ente. Trovando così una mediazione tra il suo stesso partito, che non ha mai amato Geronzi fin dai tempi della conquista di Bipop, e una realtà che invece è di tutt’altra natura, dal momento che l’investimento in Capitalia si è rivelato ottimo per le casse della Fondazione, tanto che in occasione della spartizione della quota Pirelli l’ente aveva fatto la sua parte incrementando la sua quota.
Nessuna evidenza, invece, di malumori olandesi: il rappresentate di Abn nel patto non ha sollevato questioni. E questo sì che sarebbe stato un elemento di destabilizzazione. Ma il presidente di Abn Rijkman Groenink aveva già fatto capire in una recente intervista che non sarebbe stata certo questa l’occasione per evidenziare alcunché. Si vedrà più avanti se il chiarimento è solo rinviato o meno, se cioè Abn intende far pesare in modo più consistente il proprio ruolo (è il primo socio con l’8,5%) all'interno dell'istituto romano con una attenzione particolare alle future strategie di crescita e agli eventuali accordi e integrazioni.