Capitalia ha fretta di uscire dalle Generali

Le mosse in vista del cda. Pesenti: «Possiamo dare ancora contributi, ma non siamo attaccati a poltrone»

da Milano

Sembra che la priorità, nell’annunciata fusione Unicredit-Capitalia, sia quella di apparire fedeli ai propositi annunciati, tra i quali spiccano i passi indietro da Mediobanca e da Generali, sollecitati anche da Giovanni Bazoli, presidente di Intesa. Così ieri si è saputo che Capitalia ha già iniziato a uscire dal capitale della compagnia triestina, passando dal 2,8 a meno del 2%. Ed è probabile che l’intera partecipazione venga presto azzerata, come ha annunciato il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, visto che a partire da mercoledì scorso è aperta una finestra per il rimborso anticipato del bond Capitalia convertibile, appunto, in Generali, emesso nel 2004 con scadenza 2009. Il prestito viene convertito a 26,4 euro per azione che invece vale, in Borsa, 33,7 euro (in calo ieri dello 0,8%).
E sempre a livello di sensazioni, va registrata la crescita della presenza di Intesa nel capitale di Unicredit: era il 2% il 17 maggio, ieri si è saputo che sfiora il 4%. Normale attività di trading all’interno di un grande gruppo finanziario. Tanto che per la posizione è già prevista la riduzione sotto il 2% entro fine giugno. Ma intanto sembra quasi che Intesa eserciti una «marcatura a uomo» su Unicredit e Capitalia. Forse proprio a garanzia che su Generali e Mediobanca non avvengano scherzi. Di alcun tipo.
Intanto si apprende che il dossier Unicredit-Capitalia dovrebbe arrivare la prossima settimana a Bruxelles e poi, nel giro di 15-20 giorni, essere trasmesso all’Antitrust italiana. Lo ha annunciato il presidente dell’Authority, Antonio Catricalà, a margine dell’assemblea di Confindustria. Aggiungendo che poi saranno necessari 60 giorni per decidere. Mentre la Commissione non dovrebbe trattenere il dossier perché, dice Catricalà, «la concentrazione riguarda il mercato italiano».
Da Roma ha parlato anche Carlo Pesenti, azionista e ad del gruppo Italcementi, socio storico di Unicredit e membro del cda, oltre che socio anche in Capitalia e Rcs. Pesenti, il cui nome è stato fatto come possibile candidato alle dimissioni dal cda per far posto ai membri di nomina Capitalia, pensa di poter «dare ancora un contributo» a Unicredit, ma nello stesso tempo di non «essere attaccato alla poltrona». Si capisce dunque che non è intenzione di Pesenti quella di fare marcia indietro. Di certo non di propria unilaterale iniziativa. Non risulta che fino ad ora siano giunte richieste in tal senso. Se mai dovessero venire avanzate, Pesenti potrebbe valutarle.
Il nuovo Unicredit ha comunque tenuto banco tra gli industriali di Confindustria. Comprese le possibili mosse future della superbanca. Ma Profumo ha smorzato gli entusiasmi: «Il giorno che si sposa, pensa già al marito successivo?», ha risposto a gli chiedeva se intendesse avviare una nuova operazione, dopo l’aggregazione con Capitalia. Mentre Andrea Comba, presidente della fondazione Crt, grande socio di Unicredit, ha promosso l’aggregazione. Anche se continua a guardare con favore anche alla Francia. Il riferimento è a SocGen.