Capitalia: alla Manodori piace la fusione con Fineco

Il piano industriale non convince la Borsa. Giudizio positivo di Morgan Stanley

da Milano

Il piano industriale di Capitalia, che prevede la fusione con Fineco, convince la Fondazione Manodori ma non la Borsa, che ieri ha penalizzato il titolo dell’istituto capitolino con un robusto meno 2,15%.
Antonella Spaggiari, presidente della Fondazione Manodori, azionista di Capitalia e componente del patto di sindacato, è comunque convinta che la fusione sia un «passaggio positivo. «La Fondazione nelle prossime trattative si presenterà rafforzata - ha spiegato - anche grazie agli orientamenti espressi dai nuovi organi della Fondazione che, non appena insediati, rigettando le indicazioni di cessione delle azioni Fineco, hanno ritenuto strategiche per la Fondazione le azioni di Capitalia e di Fineco. Dal 29 luglio scorso, giorno di insediamento dei nuovi organi, a ieri, le azioni di Fineco, possedute dalla Fondazione, sono aumentate del 61,25%».
Anche se non è piaciuto alla Borsa, il piano di Capitalia viene promosso da Morgan Stanley, che ha aggiornato le stime di Eps per il 2006 e per il 2007 rispettivamente a 0,4 da 0,385 euro e a 0,49 da 0,45 euro. Morgan Stanley, infine, prevede un utile netto per il gruppo di 1,31 miliardi nel 2007, superiore di 190 milioni alle stime precedenti. E apprezzamento nei confronti del management di Capitalia, che «merita la fiducia degli investitori», è stato espresso dalla Lex column del Financial Times. I sindacati, al contrario, sono sul piede di guerra: temono infatti che «il peso» della grande trasformazione del gruppo prevista dal piano «si scarichi impropriamente, come troppo spesso è successo» sui lavoratori.