Capitalia, un miliardo di utili per il «risiko»

«Escludo il lancio di un’Opa su di noi». Con Pirelli «ottimi rapporti». Olimpia: «Nessuno ci ha chiesto di entrare»

Marcello Zacché

da Milano

Gli effetti speciali ci sono stati: un miliardo e passa di utili non se li aspettava nessun analista finanziario, per Capitalia. E invece è andata così: il bilancio 2005 si è chiuso con profitti per 1.028 milioni, 3,2 volte di più dei 320 milioni (rettificati Ias) del 2004. I ricavi sono cresciuti del 6% a 5,1 miliardi e il dividendo sarà di 0,2 euro per azione, pari al 50% dell’utile. Gli obiettivi di redditività sono stati raggiunti con un anno d’anticipo sul previsto. È il primo risultato a tre zeri nella storia dell’istituto romano, che permette all’amministratore delegato Matteo Arpe di uscire dal limbo e affiancare, per redditività, i grandi gruppi nazionali di analoghe dimensioni. E la Borsa ha gradito, con un rialzo del 2,25% a 6,48 euro, per una capitalizzazione di 16,8 miliardi.
Per questo Arpe ha saputo affrontare analisti e stampa senza pagare troppo caro il fio di una situazione oggettivamente difficile per Capitalia, il cui presidente, Cesare Geronzi, è stato appena «interdetto» dalle sue funzioni dal Tribunale di Parma, per 2 mesi. Per questo Arpe ha potuto mettere in chiaro che la partecipazione in Mediobanca (dove Capitalia è insieme con Unicredito il primo azionista con oltre il 9%) non calerà. Per questo ha affrontato il tema caldo delle aggregazioni bancarie del dopo-Fazio ribadendo per Capitalia un ruolo non subalterno.
Anzi, su quest’ultimo punto, Arpe ha detto con chiarezza che «la contendibilità è un valore» per l’impresa e che «le manovre difensive», come per esempio un’operazione tra banca e assicurazione, non portano a nulla. L’unica logica che può ispirare i progetti di aggregazione, ha detto il manager, deve essere «industriale e manageriale».
D’accordo con quanto affermato da Giulio Tremonti, che ha auspicato che il processo di concentrazione riprenda e che avvenga tra banche italiane, Arpe ha inserito Capitalia tra chi questo processo vuole vivere da protagonista: «Non è vero che siamo tutti prede. Noi siamo un soggetto attivo nelle concentrazioni». Anche se ogni tentativo di ottenere qualche indicazione, qualche profilo sul tipo di istituto che potrebbe interessare è andato fallito. Al momento non ci sono dossier e «non credo che il processo si verificherà molto presto», ha aggiunto l’ad, che ha inoltre bollato con un «verosimiglianza zero» le ipotesi su un’Opa ostile in arrivo a breve sull’istituto capitolino. In ogni caso, ha detto ancora Arpe, per Capitalia è essenziale avere «un azionariato equilibrato e stabile». E questo è garantito sia dal patto di sindacato, che controlla il 31%, sia da un altro 25-30% di capitale in mano a investitori italiani ed esteri che hanno dimostrato di credere nello sviluppo del gruppo. E se gli olandesi di Abn Amro, con il loro 8%, dovessero lasciare il patto a ottobre, «le azioni resteranno nel patto». Per quanto riguarda altre partite, Capitalia ha svelato di aver ricevuto offerte vincolanti di acquisto per il 51% di Fineco Assicurazioni per circa 50 milioni. L’operazione dovrebbe chiudersi entro il primo trimestre.
Mentre sullo scacchiere delle partecipazioni del gruppo, Arpe ha fatto il punto su due o tre questioni. Tra queste c’è Mediobanca, il cui 9% di Capitalia dovrebbe ridursi al 6%. Ma la discesa, ha detto Arpe, non è più all’ordine del giorno. «La nostra quota è sempre stata per difendere l’autonomia di Mediobanca. A oggi non vedo l’ipotesi di discesa congiunta delle quote dei due grandi soci bancari». Analoghe considerazioni per Generali, controllata da Mediobanca, «che conferma di avere un azionariato equilibrato e stabile».
Nessun problema, infine, con il gruppo Pirelli: «La nostra partecipazione è stabile e ne siamo molto soddisfatti. Sono certo che anche Pirelli è soddisfatta della sua in Capitalia». Nessun progetto, però, di ingresso in Olimpia, la holding che controlla Telecom: «Non abbiamo ricevuto offerte e non credo che ne riceveremo».