Capitalia: partita a tre con Intesa e Abn

Il ritorno di Geronzi riaccende il risiko. L’ipotesi Opa e il gioco del «cavaliere bianco»

Marcello Zacché

da Milano

Le sorti di Capitalia restano in cima ai pensieri e alle mosse degli investitori. Passato il lungo ponte pasquale, alla ripresa a pieno regime dei mercati azionari il titolo del gruppo romano ha chiuso in rialzo del 2,5% a 6,9 euro, con volumi record di scambi, pari all’1,8% del capitale.
Scommesse di due tipi, in Piazza Affari: la prima riguarda l’interesse degli olandesi di Abn Amro che, dopo Antonveneta, sarebbero pronti a prendersi anche Capitalia (rispolverando il piano a lungo chiacchierato di un’integrazione tra le due banche italiane). La seconda rimane Banca Intesa, pronta a rilanciare il suo progetto di aggregazione ora che il presidente capitolino, Cesare Geronzi, è tornato al suo posto dopo i due mesi di interdizione imposti dal Tribunale di Parma. E che tra olandesi e milanesi preferirebbe di certo i secondi. Forse anche per le suggestioni che evocherebbe un progetto più ampio, avvolgente sia verso Mediobanca (di cui Capitalia è grande socio), sia verso Generali (dove la stessa Mediobanca è il primo azionista). Laconico, ma per questo anche possibilista, il commento in serata di Giovanni Bazoli, presidente di Banca Intesa: «Adesso è inutile fare previsioni».
Una giornata vissuta in presa diretta con le dichiarazioni che arrivavano da Amsterdam, in occasione della presentazione dei dati trimestrali di Abn Amro: c’era grande attesa per conoscere eventuali novità da parte del gruppo olandese che, di fatto, gioca un doppio ruolo. Da una parte è il primo socio, con il 7,7%, del patto di sindacato che controlla il 31% del capitale del gruppo bancario romano. Dall’altra è un possibile interessato alla conquista dello stesso gruppo. Soprattutto ora che il nuovo governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha auspicato aggregazioni senza porre più limiti alle «bandiere».
Ma in proposito il direttore finanziario di Abn Amro, Hugh Scott Barrett, ha detto di non voler «commentare le speculazioni» e di continuare «ad appoggiare i vertici di Capitalia». Secondo Barrett la banca olandese si focalizzerà sull’integrazione con Antonveneta e ha ricordato come in Capitalia «abbiamo un accordo nel patto di sindacato per ridiscutere la nostra posizione a ottobre. Fino ad allora proseguiremo nell’appoggio al management di Capitalia». Dichiarazioni che appaiono giustificate dalla legittima difesa della posizione di Abn che, nella veste di socio forte, è naturalmente interessata ad avere le mani libere in vista della scadenza di ottobre; mentre nello stesso tempo rimane vigile di fronte a eventuali mosse ostili di altri. Per questo operatori di mercato, interpellati dal Giornale, tendono a considerare forzature gli scenari che vogliono Abn ostile alla sua stessa banca. Anche perché, storicamente, il comportamento del socio di Amsterdam è sempre stato di grande rispetto e sostegno nei confronti di Geronzi e dell’amministratore delegato Matteo Arpe.
Nello stesso tempo l’intera vicenda sembra fare il gioco di Banca Intesa, che anch’essa ha ieri brillato in Borsa, con un rialzo dell’1,8% a 4,8 euro. Il gruppo milanese potrebbe accreditarsi come il cavaliere bianco della situazione, intervenendo per contrastare l’eventuale attacco di Abn. E in questa chiave la marcia d’avvicinamento verso Roma assumerebbe un passo diverso. Tutta un’altra cosa rispetto al botta e risposta di una settimana fa, quando l’ad di Intesa, Corrado Passera, aveva giudicato un’operazione con Capitalia come utile all’intero Paese, mentre Arpe da Roma aveva respinto al mittente ogni avance.