Capitalia scopre le carte: ecco il piano industriale

Oggi la presentazione. Patto di sindacato verso il rinnovo

Felice Manti

da Milano

Capitalia ha chiuso in lieve calo (-0,66% a 4,673 euro) la seduta borsistica di ieri, in una giornata all’insegna della prudenza. Tra gli investitori c’è attesa per la presentazione del piano industriale 2005-2007 della banca romana, con le relative ipotesi di semplificazione societaria, previsto per questa mattina a Milano. La giornata di ieri è stata segnata dalla riunione del patto di sindacato di Capitalia e dal seguente consiglio d’amministrazione dell’istituto presieduto da Cesare Geronzi. Nella sede romana di via Minghetti sono arrivati tutti i soci del patto: Salvatore Ligresti, l’amministratore delegato di FonSai, Fausto Marchionni, Berardino Libonati, Alfio Marchini, Roberto Colaninno, Carlo Puri Negri e Pierluigi Toti. Secondo quanto si è appreso, durante la riunione si è parlato del rinnovo del patto di sindacato per quattro anni e del piano industriale di Capitalia che sarà reso noto oggi. Dopo la riunione degli azionisti è iniziato il cda.
Nel mirino di Capitalia ci sarebbero la sua banca d’affari Mcc, controllata al 78% e Fineco, controllata al 45%. Il cda di ieri ha preso in esame la proposta di acquisto delle quote di minoranza della merchant bank, da attuare a settembre attraverso il concambio della partecipazione in Mcc in nuove azioni Capitalia. Secondo altre indiscrezioni in discussione ci sarebbe anche il progetto di fusione per incorporazione di Fineco, in una operazione completata dall’aumento di capitale, il cui scopo sarebbe quello di mettere al riparo la banca romana da eventuali offerte ostili. Indiscrezioni, queste, che la banca si è affrettata a smentire, ma che gli analisti giudicano sensate dal punto di vista industriale. I numeri dicono che Capitalia è in forte crescita. L’utile netto nel 2004 è salito a 337 milioni dai 31 dell’anno precedente, mentre il giro d’affari è cresciuto dello 0,8% a 4,83 miliardi. La banca oggi capitalizza circa 10,3 miliardi di euro, a fronte dei 2,3 miliardi del 2001.
Il merito, secondo gli analisti, è del tandem Geronzi-Arpe. In particolare il giovane amministratore, da quattro anni alto ai vertice della banca romana, ha avviato con successo la fase di ristrutturazione dei bilanci. L’obiettivo di Arpe è quello della crescita dei ricavi. E l’operazione di fusione con le due controllate andrebbe proprio in questa direzione. C’è anche chi suggerisce che la partecipazione di Abn Amro (il 9%), possa aver in qualche modo accelerato il processo di consolidamento della banca romana, che avrebbe tra gli altri obiettivi quello di mettere a tacere eventuali appetiti del colosso olandese.