Il capitalismo non sta bene? Lo salveranno gli «artigiani»

Cicerone non gode di buona stampa. Prevale il bozzetto del vanaglorioso opportunista, del tentenna che dissimula con facondia l’approccio avvocatesco alla politica. Lo riscatta, pur senza indulgenze, Emanuele Narducci nella bella biografia Cicerone. La parola e la politica (Laterza, pagg. 450, euro 30). Lo studioso da poco scomparso ritrae un Marco Tullio un po’ sordo ai disagi del popolino, ma costante e tutto sommato genuino nel suo moderatismo da pontiere e, a tratti, quasi da terzista ante litteram. La sua prudenza è figlia legittima di un altro «secolo breve», palestra di ogni atrocità. Due volte Cicerone cede all’intransigenza: dalla prima ci cava l’esilio, dalla seconda la morte. E la sua testa spiccata dal collo e le sue mani finiscono esposte nel Foro.