IL CAPITANO BOVA TIENE ALTA LA TENSIONE

Quando gli stessi produttori, in fase di presentazione della fiction in due puntate Attacco allo Stato (lunedì e martedì su Canale 5, ore 21) ammettono che le figure di Massimo D’Antona e Marco Biagi avrebbero richiesto e meritato un film a parte, uno spazio più approfondito, significa che qualche dubbio è forse venuto anche a loro. In effetti si corre un po’ troppo in questo lavoro prodotto da Pietro Valsecchi e firmato da Michele Soavi, anche se la sostanziale lacuna di aver voluto trasformare già in Storia una drammatica cronaca fin troppo recente è compensata dal solido mestiere di chi ha lavorato a questa sorta di omaggio alla figura di due uomini che hanno messo la loro intelligenza e competenza al servizio dello Stato. La fiction si apre con la scena (di forte impatto) dell’assassinio di Massimo D'Antona avvenuta il 20 maggio ’99, e prosegue con le indagini della squadra capitanata dal vice questore della Digos Diego Marra (Raoul Bova) che comincia a indagare sui possibili appartenenti alle nuove Brigate Rosse, rivendicatrici dell’attentato. Poi la storia segue le piste del successivo attentato terroristico del 19 marzo del 2002 contro Marco Biagi, ucciso a Bologna mentre rincasava da solo in bicicletta, senza più la scorta toltagli incoscientemente, e si spinge infine a raccontare la sparatoria sul treno Roma-Firenze del 2 marzo 2003 in cui persero la vita l’agente della Polfer Emanuele Petri e il terrorista Mario Galesi, ma venne arrestata la brigatista Nadia Desdemona Lioce consentendo agli inquirenti di stringere il cerchio su altri appartenenti all’organizzazione criminosa. La fiction arriva sugli schermi in concomitanza con un iter giudiziario ancora in corso, con l’ipotesi di altre responsabilità non ancora chiarite completamente, il che dimostra come questo genere di istant movie che porta in video fatti per certi versi ancora «aperti» è figlio allo stesso tempo della «voglia di non dimenticare» (come hanno premesso gli autori) ma anche di una rischiosa accelerazione della messa in scena di avvenimenti molto vicini nel tempo. Tra le qualità della fiction l’aver evitato, una volta tanto, di propinarci il lato sentimentale dei protagonisti. Il capitano Marra-Bova (costretto a un ruolo più riflessivo rispetto alle azioni adrenaliniche del capitano Ultimo) è concentrato spasmodicamente sullo studio e individuazione dei criminali, e con lui la sua squadra che non si perde in alcun genere di distrazioni, a tutto vantaggio della tensione narrativa. Tra i lati deboli della sceneggiatura c’è qualche forzatura macchiettistica (in primis il ruolo sovreccitato del questore) e una recitazione a tratti troppo scandita, con qualche tirata didascalica che non appare molto credibile nel contesto.