Il capitano Dosse rinviato a giudizio per la strage del Centa ad Albenga

È stato rinviato a giudizio Gerhard Dosse, l'ex capitano dell'esercito tedesco messo sotto accusa dal tribunale militare di Torino per uno degli eccidi di Albenga. Dosse, che oggi ha 96 anni e vive a Wedel, in Germania, sarà processato nel capoluogo piemontese il 21 febbraio. Dosse risponde della fucilazione di 12 uomini e donne avvenuta il 12 gennaio 1945 in località Foce del Centa. A rinviarlo a giudizio è stato il gup Maria Antonietta Monfredi. L'inchiesta, condotta dal pm Paolo Scafi, ha stabilito che l'ufficiale tedesco aveva presieduto una corte speciale (lo «Standgericht») istituita per giudicare i partigiani. I suoi però erano processi sommari, che violavano addirittura le norme giuridiche tedesche: gli incolpati non avevano diritto a un avvocato, non potevano seguire la discussione in aula e potevano essere condannati a morte per «reati» - come il favoreggiamento - che non prevedevano la pena capitale. Ad Albenga furono uccise 71 persone, ma la responsabilità di Dosse - secondo l'accusa - è stata accertata solo per l'eccidio di Foce del Centa. Le esecuzioni erano talmente efferate da suscitare le proteste delle autorità italiane. Negli atti di indagine figura una informativa del questore di Savona - marzo 1945 - in cui Dosse era descritto come «elemento di spietata ferocia». Fra le testimonianze-chiave quella di un sacerdote, don Giacomo Bonavia, e quella di uno scampato all’esecuzione, Bartolomeo Panizza.