Il capitano sciagurato finisce in carcere

Prima ha sbagliato manovra portando la nave sugli scogli, poi ha abbandonato 230 passeggeri a bordo

Una strage per gioco. La nave si è incagliata a cento metri dalla costa per un saluto ravvicinato di un certo tipo, spensierato, diretto dalla plancia di comando a uno o più amici dell'isola del Giglio. Forse a un ex comandante residente nell'isola. È mancato il classico, triplice, suono di sirena solo perché il Concordia ha incrociato uno scoglio fuoriprogramma e s'è sventrato. E così la goliardica esibizione che i marittimi di lungo corso spesso ripetono quando lasciano casa o quando acconsentano alle richieste di sindaci marinari in cerca di pubblicità, s'è tradotta in tragedia.

Anche per questo al termine di più interrogatori condotti personalmente dal procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, è stato arrestato il comandante Francesco Schettino, cinquantaduenne, originario di Napoli. Tecnicamente l'ufficiale è in stato di fermo di indiziato di delitto colposo plurimo e naufragio allargato alla «manovra maldestra» (per essersi troppo avvicinato alla costa) e all'accusa di abbandono di nave, di disabili e di minori. Già, perché secondo le ricostruzioni degli inquirenti Schettino non avrebbe lasciato la nave per ultimo, come si conviene a un ufficiale d'onore e del suo rango. Ma si sarebbe allontanato intorno alle 23.30 a bordo di scialuppe di salvataggio quando c'erano ancora 230 persone sui ponti, compresi bambini piccoli (due neonati) e quattro portatori di handicap, trasferiti a terra solo oltre le due di notte.

Il comandante avrebbe poi disatteso le indicazioni via radio del responsabile della capitaneria di Porto in merito ai soccorsi.
Ma c'è un giallo. A dispetto di quanto riferito ai cronisti sul molo di Porto Santo Stefano dal direttore generale della Costa Concordia, Gianni Onorato («al momento della collisione con uno scoglio il comandante era sul ponte di comando») più testimoni sostengono che Schettino in plancia non c'era nell'istante dell'impatto. Era alla cena di gala, al tavolo d'onore. È schizzato via al primo boato. C’era sicuramente l'ufficiale di coperta, Ciro Ambrosio, indagato pure lui per disastro colposo e naufragio.

Gli inquirenti la pensano diversamente dai testimoni tant'è che collocano Schettino al comando della nave al momento dello speronamento a entrambi gli scogli. Lui e soltanto lui avrebbe ordinato la rotta, forzandola, e solo in seconda battuta intervenendo con quella manovra miracolosa che ha portato il battello pieno d'acqua il più possibile vicino agli scogli per rendere più agevoli i soccorsi. Che Schettino non fosse al suo posto ne è però certa la giornalista in crociera Mara Parmegiani Alfonsi: «Eravamo partiti da Civitavecchia da due ore e mezzo, ed eravamo tutti a cena quindi vestiti in maniera elegante, in quanto era la prima cena alla quale ha partecipato anche il comandante. (...). Quando è successo l'incidente anche il Comandante partecipava alla cena».

Una conferma che possa essersi trattato di una goliardata arriva, indirettamente, dal sindaco dell'isola, Sergio Ortelli. Un po' come il felliniano Rex di Amarcord: tutti in finestra ad aspettare il transatlantico illuminato con i musicanti all'opera, pronti a dire ooohhhhh e far ciao ciao con la manina quando il bestione sfila, sbuffa, suona e saluta. «Sì, qualcosa del genere - ammette il primo cittadino - è successo due-tre volte, non di frequente». La gente di mare lo sa bene. E lo conferma una corrispondenza pubblicata ad agosto su un sito locale. Il sindaco scrive a un (altro) comandante del Concordia, e manifesta «compiacimento a nome di tutta la comunità, compresi i graditi ospiti turisti».

Il comandante, Massimo Garbarino, ricambia la cortesia: «È un omaggio che si fa alla gente del Giglio, ma anche a chi sta a bordo». Contenti tutti. Il giochino, spiega Ortelli, ha un senso soprattutto d'estate, quando l'isola è piena di turisti. Non lo nasconde: «Lo abbiamo concordato, le altre volte», grazie alla «intercessione» di un comandante del Giglio, oggi in pensione, che ha caldeggiato questo tipo di «show». E stavolta che è successo? Ortelli si tira fuori: «Stavolta non ho concordato nulla. Ha voluto avvicinarsi troppo». Fine dei giochi. D'ora in poi anziché le sirene delle navi da sogno, al Giglio suoneranno le campane. A morto.