Il capo della Cassazione attacca il premier Il Polo: «È gravissimo»

Massimo Malpica

da Roma

«Le accuse di Berlusconi ai magistrati sono deliranti». L’invito alla «pacatezza» del capo dello Stato si polverizza con le parole di Nicola Marvulli, primo presidente della Corte di Cassazione, che intervenendo al congresso dell’Anm innesca l’ennesimo giorno di alta tensione tra toghe e Cdl. Parole e accuse pesantissime, quelle dirette al presidente del Consiglio da Marvulli. «Non si può che parlare di delirio - ribadisce il magistrato - quando il premier accusa di politicizzazione tutta la magistratura, generalizzando». E non contento, il giudice della Suprema corte insiste sullo stesso vocabolo quando gli viene chiesto come le toghe dovrebbero replicare al presidente del Consiglio. «Nell’unico modo in cui ho reagito io, prendendo realisticamente atto che siamo di fronte alla manifestazione di un delirio di persecuzione», afferma ancora Marvulli prima di fare spallucce di fronte al monito di Carlo Azeglio Ciampi: «Più pacati di così - conclude - non si può essere».
Tenta di giustificare emotivamente lo sfogo del giudice il vicepresidente dell’Anm, Carlo Fucci, secondo il quale quella di Marvulli è stata una reazione «esasperata», determinata però «da un clima di aggressione e assedio quotidiano da parte di certa politica nei confronti della magistratura e della sua autonomia».
Ma il furore verbale di Marvulli semina sconcerto e durissime reazioni nella Cdl. Il premier prima dribbla la provocazione «vi prego di farmi questa domanda in un’altra occasione», poi in serata commenta: «Milano è la capitale delle Procure. La centrale operativa delle toghe rosse che ora suona l’adunata». In giornata il suo portavoce, Paolo Bonaiuti, non risparmia di sottolineare come sia «gravissimo che il Primo presidente della Corte di Cassazione arrivi al punto di pronunciare pubblicamente frasi denigratorie nei confronti del presidente del Consiglio, nel momento più delicato di una campagna elettorale».
E risponde al fuoco anche il vicecoordinatore azzurro, Fabrizio Cicchitto, che vede nelle parole del «capo» della Corte di Cassazione, una «chiamata alle armi» che è «davvero inquietante». «Il dottor Marvulli ha un bel modo per mettere in pratica l’invito del presidente Ciampi, che egli stesso considera giusto», spiega Cicchitto: «Se accusare di delirio il presidente del Consiglio, che non ha mai parlato di politicizzazione dell’intera magistratura ma solo di alcuni ben noti giudici, è il massimo della pacatezza e dell’equilibrio di cui è capace Marvulli, che rappresenta il più alto grado della magistratura, c’è davvero da preoccuparsi per quando egli perderà la pazienza». E nella reazione al vetriolo di Marvulli vede una «riprova della veridicità delle dichiarazioni di Berlusconi» il parlamentare di Forza Italia, e avvocato del premier, Niccolò Ghedini, che definisce un «gravissimo e inqualificabile accadimento» l’«aggettivazione diffamatoria» del giudice della Suprema corte. «Ciò dimostra l’atteggiamento in generale della magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi. Atteggiamento che non è e non appare imparziale», insiste Ghedini, riferendosi anche lui alle parole di Ciampi. Di tono «indegno delle funzioni di un magistrato e dell’alto incarico che ricopre» parla invece il coordinatore azzurro Sandro Bondi, mentre Paolo Cento prende le difese di Marvulli: «La reazione isterica di alcuni esponenti della Cdl alle parole del Primo presidente della Corte di Cassazione è inaccettabile», sostiene il parlamentare dei Verdi, negando che l’esplosione verbale della toga sia stata «una chiamata alle armi».