Il capo dei duri parigini «incendia» il centro storico

Che l'uomo sia venuto a Genova per dar ragione, in qualche modo, a Romano Prodi e a don Andrea Gallo (il professore ha parlato, prima di smentirsi, di esplosione delle periferie italiane sul modello di quelle francesi, e il «nostro» sacerdote di strada gli ha dato subito manforte), è un'ipotesi tutt'altro che campata in aria. Così, almeno, la pensano gli inquirenti che ieri, in un alberghetto del centro storico, hanno arrestato Abderrahman Ait Moussa, 44 anni, marocchino di Casablanca residente a Parigi: gli hanno trovato addosso, nello zaino, 64 ovuli con 670 grammi di cocaina, mentre altri 84 ovuli con 880 grammi di «neve» sono stati scoperti durante una perquisizione nella sua camera. In totale, 1550 grammi di droga, tanta che basta a fare profitti miliardari. Ed è proprio questo che ha messo in allarme la polizia: il traffico di cocaina poteva servire a finanziare la rivolta delle banlieue francesi e di quelle italiane. Lo stupefacente, infatti, stava per essere immesso sul mercato locale, e la squadra mobile, allertata da una fonte confidenziale che informava dell’imminente arrivo di corrieri stranieri sulla piazza, ha effettuato un appostamento nel cuore della città antica, fino a individuare luogo e momento dell’arrivo di Abderrahman. Il quale, comunque, secondo gli agenti, aveva dei complici. Due in particolare: un francese nato nella Ville Lumiere e un marocchino immigrato in Francia. Entrambi sono stati denunciati a piede libero - in quanto risultano irreperibili -, e rischiano l’accusa di associazione a delinquere e terrorismo. Di loro, che non avevano più fatto ritorno nell’albergo del centro storico occupato anche dall’arrestato, la polizia ha fornito solo le iniziali: rispettivamente H.J. il francese, e A.M. il marocchino. Ma a mano che si approfondiscono le indagini e i riferimenti, la pista del finanziamento all’eversione che sta incendiando le periferie francesi e che potrebbe estendersi a quelle nazionali prende sempre più corpo: del resto, l’utilizzo dei proventi dello spaccio per finanziare i rivoltosi è quanto viene confermato da voci raccolte negli ambienti della malavita. La polizia non ha trovato prove dirette, in questo senso, ma è molto attenta alle segnalazioni che arrivano dalla Francia e segnalano l’incombente pericolo. La stessa polizia criminale francese, infatti, allertata dai colleghi genovesi, si sta occupando attivamente del caso, tanto che minuziose perquisizioni sono già state effettuate, nella giornata di ieri, all’interno dell’abitazione di Ait Moussa nei sobborghi di Parigi, senza peraltro trovare droga.
Il clima, intanto, al di qua e al di là dei varchi di confine, dopo gli incidenti di Nizza e Grasse, si sta facendo sempre più arroventato, e coinvolge persone e situazioni che sembravano completamente al di fuori da problematiche di tipo terroristico. Se n’è avuto riflesso, fra l’altro, nella vicenda giudiziaria cosiddetta «del marmo nero» che risale al dicembre 1996 e di cui abbiamo dato ampio rilievo, anche di recente, su queste pagine. Nel fatto, sono stati coinvolti diversi personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, oltre a numerosi investitori che si considerano «traditi». Ebbene, la società Intermining International S.A. (Imisa), con sede a Panama, tramite lo studio legale Morri di Rimini, aveva indetto una conferenza stampa nel pomeriggio di ieri a Cannes, con il previsto intervento dei legali rappresentanti delle società Ldp3 Ltd e Dalt S.A. nonché Armando e Thierry Nano. Nulla da fare, invece: gli organizzatori, «avendo ricevuto notizie della volontà di arrecare disturbo con l’imposizione della propria presenza all’incontro da parte di un numeroso gruppo di presunti investitori, onde evitare l’insorgere di disordini, anche alla luce degli ultimi fatti accaduti in Francia», hanno deciso di rinviare i chiarimenti a data da destinarsi. Evidentemente, finché Parigi brucia, non conviene. A nessuno.